Aversa

Aversa, Antonio Cesaro racconta la storia del Seminario Vescovile

“Questo lavoro nasce dallo studio della millenaria tradizione culturale della città di Aversa. In questo nostro estenuante lavoro di ricerca abbiamo avuto modo di individuare tre capisaldi nella storia della cultura aversana: il Monastero di San Lorenzo ad Septimum; la Scuola Episcopale o Scuola Maggiore che comprendeva quella Presbiterale, quella Notarile e uno Scriptorium; il Seminario Vescovile. Proprio il Seminario, a nostro avviso, costituisce uno spartiacque, nel senso che a partire dalla sua fondazione, la sua Scuola si è identificata col mondo culturale aversano”.

Così si esprime Antonio Cesaro, autore del libro “Il seminario Vescovile di Aversa – Culturæ Opificium – Un prezioso contributo alla millenaria tradizione culturale della città”, edito da “Collana di Studi e Ricerche Cinzia Santulli”, che sarà presentato sabato 20 maggio, alle ore 10, nella Pinacoteca del Seminario di Aversa.

Relatori dell’evento saranno il dottor Mimmo Muolo, vaticanista di Avvenire, e monsignor Stefano Rega, rettore del Seminario, con gli interventi di monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, dell’onorevole professor Paolo Santulli (Collana di Studi e Ricerche Cinzia Santulli), dell’onorevole professor Antonio Iodice (Istituto di Studi Politici San Pio V, Roma), della professoressa Maria Luisa Coppola, past president Serra Club Italia, e dello stesso autore.

Il pregevole lavoro di Antonio Cesaro nasce “con l’intento di beneficiare un ampio pubblico della ricchezza di un patrimonio culturale di rilevante importanza”, come sottolinea monsignor Stefano Rega nella presentazione. “In questo anno pastorale – prosegue il rettore – così indicato dal nostro Vescovo ‘Una generazione narra all’altra’, il dovere morale degli adulti è far conoscere quale memoria consistente vi sia dietro gli studi oggi perseguiti dai seminaristi, a cui è opportuno far comprendere che, senza un degno profilo culturale, è ardua la missione del sacerdote nella società multietnica, eterogenea e per tanti motivi complessa di questo millennio, che tende ad un nuovo umanesimo che faccia del nobile passato l’incentivo a decodificare valori eterni declinandoli nella contemporaneità in modo fedele ma innovativo secondo la comunicazione in uso”.

Lo studio di Antonio Cesaro fornisce al vescovo Spinillo lo spunto per riflettere sulla dimensione culturale del Seminario. “È innegabile – scrive il vescovo nella sua introduzione – il contributo che i Seminari hanno dato allo sviluppo di studi che, a tanti, hanno permesso di superare limitati orizzonti di conoscenza e hanno offerto apertura a dimensioni culturali di più ampio respiro. Soprattutto, però, appare evidente l’importanza che i Seminari hanno avuto nell’offrire ai presbiteri più robusta preparazione dottrinale e più feconda formazione spirituale così da farne sicuri protagonisti del rinnovamento del tessuto ecclesiale e sociale, della vita religiosa e culturale delle migliaia di grandi o piccole comunità diffuse, dalle spiagge marine alle altitudini dei monti, nelle forme tanto varie del nostro territorio.  Nella storia della Chiesa il Seminario è, dunque, l’istituzione che ha sostenuto efficacemente il percorso di formazione dei chiamati al ministero sacerdotale orientando l’impegno dei seminaristi sulle due irrinunciabili dimensioni che sono: lo studio, cioè l’incontro con la sapienza e la cultura umana, e l’intensità della fede vissuta nella consapevole spiritualità di una piena adesione alla presenza del Signore. Riconoscendo ad Antonio Cesaro grande competenza e tanta passione di ricerca, esprimo a lui la più viva gratitudine per questo lavoro che testimonia il suo amore per il nostro Seminario e per i tanti ‘dotti maestri e pii sacerdoti’ che in esso hanno profuso sapienza e spiritualità sacerdotale, impegno intenso e feconda testimonianza di vita per la formazione delle più giovani generazioni”.

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