Aversa

Aversa, “Salve” la prima ‘schola aestiva’ di latino con metodo natura

Questa estate, ad Aversa, si terrà il primo corso di latino con metodo Ørberg e sarà rivolto agli studenti che stanno per intraprendere la carriera liceale. Gli incontri-lezione avverranno al centro studi “Diderot” che da tre anni orsono insiste sul territorio aversano vantando un’utenza di allievi che accorrono dall’intera provincia – e in alcuni casi anche oltre – per essere preparati nelle materie umanistiche e scientifiche, scolastiche ed universitarie. Il progetto è stato promosso dal professore di Latino Roberto Messore, uno dei soci fondatori, con la dottoressa in Lettere Classiche Natascia De Gennaro, che abbiamo incontrato stamane.

“L’esperienza che viene dalla mia attività di docente nella scuola e nel centro studi – dice il professor Messore – è che il metodo tradizionale troppo spesso non è altrettanto fruttuoso quanto è faticoso: gli studenti di un biennio liceale seguono 300 ore di lezioni di latino, a cui si deve aggiungere il monte ore di studio individuale a casa, e poi, al triennio ancora altre centinaia e centinaia di ore; da chiunque studi una qualsiasi lingua per tante ore ed anni, ci si aspetta che abbia un livello di padronanza della lingua vicino ad un parlante nativo; e invece lo studente di latino col metodo tradizionale arriva dinanzi alla prova della maturità completamente dipendente dal dizionario e non in grado di comprendere il testo senza”.

“Dunque – aggiunge la dottoressa De Gennaro – non sono le ore che non bastano, sono i metodi che devono essere rivisti: al mero esercizio, spesso frustrante, di applicazione di regole assorbite durante vere e proprie forzate iniezioni grammaticali cui seguono ore di memorizzazione di tavole grammaticali, è necessario sostituire un uso reale, vivo e consapevole della lingua. Come si fa alla Schola Latina di Montella o a Firenze al centro studi GrecoLatinoVivo, che seguono il metodo dell’Accademia Vivarium Novum di Frascati, quello ideato dal danese Hans H. Ørberg ed introdotto in Italia dal professor Luigi Miraglia”.

Il metodo in questione si chiama induttivo-contestuale e permetterà agli studenti del corso di acquisire in modo attivo e con maggiore celerità ed entusiasmo competenze lessicali e sintattiche che consentono di leggere e di comprendere un breve testo elementare senza dover dipendere dal vocabolario. Al termine del corso lo studente avrà un piccolo bagaglio di conoscenze non solo linguistiche, ma anche culturali ovvero di costume sulla vita romana e riconoscerà come derivante dal latino tanta parte del lessico di cui costantemente di serve.

I docenti si trovano concordi nel precisare che non tanto una maggiore facilità di studio si vuole perseguire quanto la dimostrazione che è scientificamente possibile un’alternativa al metodo tradizionale. Del resto, nella provincia di Caserta, si sta già sperimentando con successo al liceo Da Vinci di Vairano Patenora e al Liceo Fermi della stessa Aversa, con il progetto Ludendo Discitur. La componente ludica è fondamentale per la schola del Diderot: “Io e la dottoressa stiamo preparando delle canzoni in latino da cantare insieme e dialoghi, sempre in latino, da drammatizzare – anticipa il professor Messore – e non solo nelle aule del centro studi si starà insieme parlando il latino, ma anche fuori da esse, durante passeggiate che, coniugate con l’ascolto e la lettura dei testi, avranno il potere di imprimere in maniera indelebile e vivida nelle menti dei giovani le strutture caratterizzanti la lingua”.

A noi che chiediamo se la schola sia aperta anche ad allievi aspiranti alla carriera liceale che abbiano a carico bisogni educativi speciali o disturbi specifici d’apprendimento, i docenti prontamente rispondono: “Ci lancia una sfida tanto ardua quanto avvincente. Sì, la nostra schola sarà inclusiva, ancor più perché la proposta metodologica che la informa è notoriamente la più adatta all’insegnamento rivolto a tali categorie nonché ai dislessici, perché permette di compensare i deficit, contro il faticoso quanto infecondo e demotivante approccio grammaticalistico che altro non può ottenere se non enfatizzare le fragilità dell’allievo e demotivarlo”.

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