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Ong e scafisti, è guerra tra pm: “Non risultano collegamenti”

“Non ci risulta, per quanto riguarda asseriti collegamenti obliqui o inquinanti con trafficanti, né per quanto riguarda Ong né parti di Ong. Non abbiamo avuto nessun elemento investigativo, eppure sono centinaia di persone”. Lo ha detto il procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, nel corso di una audizione di fronte alla commissione Difesa del Senato. La procura di Catania aveva ipotizzato legami tra scafisti e le associazioni.

“C’è Ong e Ong – ha spiegato il magistrato – c’è struttura e struttura: alcune hanno navi perfettamente equipaggiate, conformi ai codici di navigazione, e collaborano con la polizia giudiziaria, altre hanno navi meno soddisfacenti dal punto di vista delle dotazioni e non hanno un atteggiamento pienamente collaborativo. Questo però non l’abbiamo mai interpretato come un ostacolo alle indagini, ma come un atteggiamento ideologico, come coerenza col loro atteggiamento di essere favorevoli al migrante e non alla polizia”.

Nei processi ai presunti scafisti “c’è un massiccio ricorso ai riti alternativi, spesso si arriva al patteggiamento e si usufruisce di attenuanti, per cui lo scafista viene scarcerato. Ma anche in caso di scarcerazione, viene comunque memorizzata la sua identità a futura memoria e poi viene subito espulso. Al momento, questo è l’unico deterrente”, ha sottolineato Francesco Paolo Giordano. Il magistrato ha poi precisato che “noi non arrestiamo mai lo scafista occasionale, cioè colui che viene incaricato di governare la barca con i migranti o per stato di necessità o perché costretto”.

“E’ giusto che la Procura e la magistratura siano vigili e assumano conoscenze sulla situazione attuale nel Mediterraneo, perché i migranti non siano doppiamente vittime. Però il fuoco politico indistintamente sulle nove Ong che operano nel Mediterraneo per salvare le vite umane – di fronte alle morti che sono passate a oltre 5 mila nel 2016 rispetto alle 3 mila del 2015 – con risorse di fondazioni bancarie e di privati, della società civile, è stato un atto ipocrita e vergognoso”. Così Giancarlo Perego, direttore di Migrantes, fondazione Cei.

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