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Migranti, un altro dramma nel Canale di Sicilia: 34 morti, anche bambini

Trentaquattro morti, annegati in mare. Tra di essi anche bambini, secondo quanto testimoniato dalle ong impegnate nei soccorsi. Quando una nuova giornata difficile nel Mediterraneo Centrale volge al termine, la Guardia Costiera dirama il bilancio delle ripetute operazioni di salvataggio coordinate dalla sua centrale operativa. Il dramma è avvenuto al largo del porto libico di Zuara, provocato dal ribaltamento di un barcone.

“Per uno sbandamento verosimilmente causato dalle condizioni meteomarine e dallo spostamento repentino dei migranti su un fianco dell’imbarcazione – si legge nella nota -, circa 200 migranti sono caduti in mare da un barcone con circa 500 migranti a bordo. L’immediato intervento delle navi ‘Fiorillo’ della Guardia Costiera e ‘Phoenix’ del Moas ha consentito di trarre in salvo la maggior parte dei migranti caduti in acqua. Trentaquattro, invece, i corpi senza vita recuperati in mare dai soccorritori”.

La Guardia Costiera fa sapere anche di circa 1800 i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale, in 10 distinte operazioni di soccorso coordinate. “I migranti si trovavano a bordo di 4 gommoni e 6 unità in legno – precisa il comunicato -. Le operazioni hanno preso parte nave ‘Fiorillo’ della Guardia Costiera, nonché le motovedette CP 288, 303, 309 della Guardia Costiera, nave ‘Libra’ della Marina Militare italiana, le navi ‘Echo’ (Gran Bretagna), ‘Protector’ (Gran Bretagna) e ‘Canarias’ (Spagna) inserite nel dispositivo Eunavfor Med e le navi, appartenenti alle ong, ‘Phoenix’ (Moas) e ‘Vos Prudence’ (Medici senza Frontiere), nonché un rimorchiatore e 3 mercantili”.

Sono stati gli operatori dell’ong Moas a far sapere di aver recuperato tra i corpi senza vita quelli di “molti bambini”. Ufficiosamente, fonti dei soccorritori successivamente hanno aggiornato a “forse una decina” i minori annegati. Chris Catrambone, fondatore dell’ong Moas (Migrant Offshore Aid Station), ha diffuso via Twitter una foto dei migranti caduti in mare, scattata durante le operazioni di salvataggio, accompagnata dal seguente messaggio: “Non è la scena di un film horror, ma una tragedia della vita reale che si svolge oggi alle porte dell’Europa”.

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