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Livorno, canone Rai in esercizi pubblici: il 78% non in regola

Livorno – Particolare attenzione della Guardia di finanza agli evasori del canone televisivo Rai. Nei primi quattro mesi del 2017, i militari delle Fiamme Gialle di Livorno hanno monitorato il territorio labronico ed eseguito controlli nei confronti di esercizi pubblici.

Tali soggetti sono tenuti a stipulare i cosiddetti ”abbonamenti speciali”, il cui costo varia in base alla categoria commerciale dell’attività: ciò in quanto la trasmissione aperta al pubblico riveste, direttamente o indirettamente, fini di lucro. Si tratta, ad esempio, di pub che trasmettono le partite di calcio, bar che si sintonizzano su canali “all news”, pizzerie con monitor alle pareti, parrucchieri che hanno tv accese su canali musicali, alberghi e bed & breakfast, esercenti tutti, questi, che sono tenuti al pagamento del canone Rai e che sono stati ispezionati dai finanzieri del Gruppo di Livorno.

Su 85 interventi svolti, solo 19 operatori commerciali sono risultati in regola. Gli altri commercianti non avevano stipulato né pagato alcun abbonamento, a differenza delle famiglie a cui il canone, in base alla normativa attuale, viene addebitato in bolletta.

I commercianti così individuati, che da ora dovranno corrispondere ogni anno la tassa in argomento, risponderanno non solo del mancato pagamento del canone per circa 15.000 euro complessivi, maggiorato degli interessi al tasso legale, ma anche delle sanzioni amministrative che possono arrivare, per ciascuno, a 516,45 euro.

La metodica del controllo prevede che i finanzieri verifichino di persona la presenza dell’apparecchio televisivo negli esercizi commerciali in genere (bar, ristoranti, ecc.) mediante accesso diretto, considerato che l’abbonamento speciale ha validità limitata all’indirizzo per cui è stipulato, indicato nel libretto di iscrizione.

L’evasione dell’abbonamento speciale è, in generale, un fenomeno molto esteso, con un’evasione ai danni del servizio pubblico – pur ridottasi in maniera apprezzabile con riguardo al 2016 – stimata, a livello nazionale, secondo talune fonti, in oltre 300 milioni di euro l’anno.

Per contrastare il fenomeno, peraltro, dal 2012 è stato introdotto, per le imprese e le società, l’obbligo di indicare, nella dichiarazione dei redditi, il numero di “abbonamento speciale” alla radio o alla televisione per la detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive.

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