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Gabriele Del Grande è libero, torna in Italia: “Nessuna violenza ma non ho capito perché mi hanno fermato”

Gabriele Del Grande è libero. Dopo 14 giorni di reclusione, il giornalista toscano fermato al confine con la Siria il 9 aprile è rientrato in Italia alle 10.15 di lunedì, con un volo atterrato a Bologna.

Ad accoglierlo, oltre ai familiari, il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, mentre il premier Paolo Gentiloni ha parlato al telefono con il giovane per dargli il bentornato. “Non ho subito alcun tipo di violenza – ha detto il giornalista – ma non ho ancora capito perché sono stato fermato. Essere privati della libertà è terribile”. Alfano, visibilmente soddisfatto, ha dichiarato: “Missione compiuta. Questa è la migliore vigilia della festa della liberazione”.

Il ministro ha spiegato che la scorsa notte “il collega ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha comunicato la decisione. Lo ringrazio”. Emozionato, Massimo Del Grande, padre del giornalista: “Mi ha chiamato il ministro Alfano. Ci hanno detto che sta bene”, ha detto ancora aggiungendo che la prima cosa che farà sarà “abbracciarlo forte”.

“Gioia per la liberazione di Gabriele Del Grande. Un abbraccio a lui e alla famiglia. Bravo a Paolo Gentiloni e al Governo #iostocongabriele”. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi.

34 anni, fondatore del blog Fortress Europe, in cui dal 2006 si raccontano storie di rifugiati, Gabriele del Grande da anni è impegnato sul tema delle migrazioni. Nel 2014, insieme ad altri due registi, ha girato il documentario Io sto con la sposa, in cui racconta il viaggio di cinque profughi siriani e palestinesi per raggiungere la Svezia dall’Italia.

Del Grande era stato fermato in Turchia nella zona di Hatay, al confine con la Siria, mentre stava raccogliendo le testimonianze dei profughi per il suo nuovo libro ‘Un partigiano mi disse’. La regione confina con la provincia siriana di Idlib, dove è avvenuto l’attacco chimico sferrato dagli aerei del regime di Assad, e viene considerata off limits da militari e polizia turca. Dopo qualche giorno passato in una guesthouse nella zona di Hatay, il giornalista è stato poi trasferito in un centro di detenzione a Mugla. Il console italiano Luigi Iannuzzi e l’avvocato di Del Grende Taner Kilic erano riusciti ad incontrarlo soltanto il 21 aprile dopo che, in Italia, si erano susseguite le manifestazioni di protesta per la sua detenzione. Il timore era che il giornalista potesse essere incriminato e incarcerato in attesa di processo, come era successo in febbraio al collega turco-tedesco Deniz Yucel.

La situazione, fino a domenica, sembrava in stallo. Le autorità turche non avevano fornito risposte ufficiali alla Farnesina, ed era stata formalizzata la “detenzione a fini amministrativi” del giornalista italiano, bloccato “per impedire che sconfinasse in Siria”, aveva detto la polizia locale e non in possesso delle autorizzazioni necessarie per operare in una zona di guerra. In una telefonata con la moglie Alexandra, il giornalista aveva ieri confermato che avrebbe continuato “lo sciopero della fame, iniziato il 18 aprile, fino al momento della libertà. Non mi contestano nulla, ma mi tengono in isolamento. Aiutatemi a tornare a casa”, aveva detto. Alfano ha raccontato con soddisfazione del “lavoro silenzioso fatto in questi giorni” e della svolta arrivata nella notte. “Sono davvero soddisfatto del lavoro che è stato fatto da tutti – ha sottolineato il ministro degli Esteri – e del fatto che Gabriele torni ad essere un uomo libero. Tutto bene quello che finisce bene”.

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