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Usura e violenza sessuale, arrestata famiglia criminale a Velletri

Anche violenze sessuali, oltre a minacce verbali, psicologiche e metodi estorsivi degenerati in qualche circostanza in violente aggressioni fisiche con gravissime lesioni personali, come forme di recupero dei crediti, ovvero prestiti usurai.

E’ una delle sfaccettature dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Velletri e della stazione di Ariccia che poi questa mattina ha portato all’esecuzione di cinque provvedimenti restrittivi emessi dal gip del Tribunale di Velletri nei confronti di tre uomini e due donne, tutti italiani, residenti tra Ariccia ed Albano Laziale ritenuti responsabili di usura, estorsione, violenza sessuale, lesioni personali e spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

Le misure cautelari (tre persone trasferite in carcere, una agli arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) scaturiscono da un’articolata attività di indagine condotta dal novembre 2016 al marzo scorso coordinata dal sostituto procuratore Travaglini, della Procura veliterna, che ha permesso di evidenziare – riferisce un comunicato del Comando provinciale dei carabinieri – “uno spaccato di criminalità operante nell’area dei Castelli Romani, ove decine di persone per sopravvivere alle proprie difficoltà economiche e per far fronte ai bisogni quotidiani, erano costretti a ricorrere a prestiti usurai”.

Le indagini, condotte sia con attività di intercettazione ambientale e a distanza, ma soprattutto con numerosi servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito di risalire a un sodalizio criminale definibile di tipo “familiare”, visto che tre degli indagati sono rispettivamente padre, madre e figlio maggiorenne di un nucleo familiare domiciliato ad Ariccia, che agiva “in un clima di diffusa e pericolosa omertà”.

Le indagini hanno permesso di accertare l’erogazione di somme di denaro gravate da elevati tassi d’interesse, anche pari al 240% su base annua; cessioni di sostanza stupefacente del tipo cocaina, con forme di pagamento anche rateizzato (che andavano ad alimentare il circuito usuraio); l’esistenza di una vera e propria contabilità redatta da uno degli indagati (e sequestrata dai militari operanti), con i conteggi di almeno una parte dei clienti usurati; nello specifico sono stati conteggiati 36 vittime nell’anno 2013 (con introiti pari a 41.700 euro), 46 nell’anno 2014 (con introiti pari a 58.500 euro), 70 nell’anno 2015 (con introiti pari a 93.100 euro), 55 nell’anno 2016 (con introiti pari a 77.450 euro).

E ancora: una prassi consolidata di “scambio di clientela” tra usurai, attuata agli occhi delle vittime come soluzione bonaria per fronteggiare i ritardi nei pagamenti settimanali/mensili; una sottomissione psicologica delle vittime, che nella maggior parte dei casi ricorreva ai prestiti per fronteggiare quotidiane esigenze di vita (pagamento di visite mediche, spese scolastiche per i figli, ecc.) ovvero derivanti da difficoltà economiche, anche connesse allo stato di disoccupazione. Oltre, come detto, a violenze sessuali, minacce verbali, psicologiche e metodi estortivi, violente aggressioni fisiche.

Secondo le indagini dei carabinieri, al vertice del sodalizio vi era un 42enne di Ariccia, con diversi precedenti, già destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, il quale è ritenuto responsabile di violenza sessuale continuata nei confronti di una donna vittima di usura nonché’ di lesioni personali in danno di un uomo (anch’egli vittima di usura), a cui avrebbe fratturato sei costole, tutti reati per i quali l’uomo è stato trasferito in carcere, a Velletri. L’uomo contava sulla collaborazione della moglie 44enne, anche lei trasferita in carcere (a Rebibbia), e del figlio 18enne, per il quale c’è l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, nonché’ degli altri due indagati: una donna 57enne, anche lei ritenuta responsabile di usura e condotta in carcere (a Rebibbia), e di un 31enne, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari.

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