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Parigi, sparatoria sugli Champs-Elysées: identificato l’attentatore ucciso

La Francia va al voto domenica e a Parigi tornano a manifestarsi gli spettri del terrorismo. Tre poliziotti sono stati coinvolti in una sparatoria ingaggiata con due uomini nella serata di giovedì 20 aprile sugli Champs-Elysées. Morti uno degli agenti e l’assalitore. Feriti, ma non gravi, gli altri due poliziotti. Mentre il presunto complice dell’attentatore si è consegnato alle autorità ad Anversa, in Belgio.

L’assalitore ucciso sarebbe il francese Karim Cheurfi, 39 anni, pregiudicato e schedato come a rischio radicalizzazione. Secondo quanto scrive Le Parisien, che cita fonti giudiziarie, tre membri della famiglia di Cheurfi sono stati sono stati fermati e interrogati dalla polizia francese.

Gli investigatori sono convinti che abbia goduto della complicità di un jihadista arrivato dal Belgio e hanno disposto un avviso di ricerca nei suoi confronti. Le autorità belga hanno anche fornito un nominativo, ma la persona indicata nella comunicazione, ha reso noto il ministero dell’Interno francese, si è presentata spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa per dimostrare la sua estraneità. L’esistenza di un complice arrivato dal Belgio sarebbe confermata però dalla rivendicazione dell’Isis arrivata nelle ore scorse che ha attribuito l’attacco ad Abu Yousif al-Belgiki. Si tratterebbe quindi di una persona diversa rispetto a quella identificata dagli investigatori parigini.

Il quotidiano Le Parisien afferma invece che sulla base dei documenti trovati nella vecchia Audi A4 color argento da cui il killer è sceso per attaccare una camionetta della polizia è proprio Karim Cheurfi, nel 2003 condannato a 20 anni di reclusione – pena ridotta a soli 5 anni – per aver tentato di uccidere tre uomini, inclusi due agenti, nel 2001 a Roissy-en-Brie. L’antiterroismoh perquisito la sua casa nell’area di Seine-et-Marne mentre nell’auto sarebbero stati trovati un fucile a pompa e armi bianche, tra cui un coltello da cucina. Tre persone considerate a lui vicine, probabilmente parenti, sono state fermate e interrogate.

L’attacco a colpi di kalashnikov è avvenuto nei pressi di un grande magazzino, “Marks & Spencer”, di fronte alla brasserie Fouquet’s. La ricostruzione dell’attacco fatta in base alle testimonianze è stata a lungo contraddittoria. Inizialmente pareva che gli assalitori – uno o due a seconda dei testimoni – fossero arrivati in auto e avessero fatto fuoco con un kalashnikov sugli agenti che erano di ronda nei pressi di una fermata della metropolitana. Più tardi, la dinamica è stata chiarita in base a ulteriori testimonianze: l’aggressore è arrivato in auto, una vecchia Audi A4 color argento, è sceso con un’arma automatica e ha cominciato a sparare all’impazzata contro un furgone della polizia fermo nei pressi di un semaforo. Un agente è morto sul colpo, altri due sono rimasti feriti. La sparatoria, secondo i testimoni, è stata breve ma molto intensa. Il killer dopo l’attacco ha cercato di allontanarsi a piedi ma è stato ucciso da altri poliziotti scampati all’agguato. Quest’ultima ricostruzione, con la tesi dell’uomo solo, è stata confermata più tardi dal ministro dell’Interno anche se fonti di stampa parlano di un possibile complice dell’assalitore, in fuga.

“Tutto l’apparato governativo e delle forze di sicurezza è mobilitato per garantire la protezione dei cittadini durante le prossime elezioni presidenziali dopo dell’attacco di ieri sera nel centro di Parigi”. Lo ha dichiarato il premier Bernard Cazeneuve a seguito della riunione del Consiglio di Difesa all’Eliseo. Il primo ministro ha annunciato che tutte le squadre scelte sono in stato di allerta in aggiunta ai 50mila poliziotti già in servizio in vista del voto di domenica 23 aprile. “Il governo è mobilitato: nulla ostacolerà il processo democratico fondamentale del nostro Paese. Faccio appello allo spirito di responsabilità di ognuno di noi di non cedere alla paura, all’intimidazione e all’oscurantismo che fanno gioco al nostro nemico”, ha aggiunto Cazeneuve.

Ma resta alto il pericolo di altri attacchi. La presidente del Front national, Marine Le Pen, ha detto di temere nuovi attentati prima del primo turno delle presidenziali. “Non voglio dire di più, ma sappiamo che lo Stato islamico ha inviato almeno un terrorista per compiere attentati, e costui è ancora in giro, quindi il pericolo è massimo”, ha affermato. Le Pen ha poi aggiunto di “non credere assolutamente” che l’attentato abbia avuto l’obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni.

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