Gricignano

Debora Menale, funerali mercoledì a Cesa con rito dei Testimoni di Geova

Si terranno mercoledì mattina, alle 11,45, i funerali della povera Debora Menale, la 26enne di Gricignano morta all’alba di domenica dopo essere stata investita da un’auto pirata il cui conducente, un 27enne di Giugliano, non si è fermato a soccorrerla, per poi costituirsi ai carabinieri poche ore dopo.

Dopo l’effettuazione dell’esame autoptico, avvenuto nel pomeriggio di ieri presso l’istituto di medicina legale del policlinico di Napoli su disposizione della procura del tribunale di Napoli Nord in Aversa, ogni momento era buono per la restituzione della salma alla famiglia.

Restituzione avvenuta questa mattina. All’autopsia ha presenziato anche un perito medico tossicologico nominato dalla stessa procura aversana con l’obiettivo di verificare se la giovane parrucchiera fosse sotto l’effetto di alcool.

Il funerale, su richiesta della famiglia, seguace dei Testimoni di Geova, si terranno in un’ala del cimitero di Cesa.

Sempre in giornata, il consulente tecnico, un ingegnere, nominato dalla procura del tribunale di Napoli Nord, si recherà sul luogo dell’incidente, sulla via Appia, all’altezza di Sant’Antimo, per cercare di ricostruire la dinamica del sinistro che è costata la vita alla giovane.

Intanto, attraverso il proprio legale, il giovane 27enne di Giugliano che era alla guida della vettura killer, avrebbe chiesto il perdono della famiglia di Debora Menale. Stante la scelta di riservatezza operata dal padre della giovane vittima, la notizia è stata commentata dall’amica più cara di Debra, Jessica Urzillo che ha dichiarato: «Per la richiesta del ragazzo penso sia lecito perché sono sicuramente distrutti anche lui e la sua famiglia, ma è una decisione importante che spetta solo al padre». La stessa amica sul proprio profilo Facebook ricorda il rapporto che Debora Menale aveva con il suo figlio, un bambino di pochi anni, postando una foto in ci sono insieme, e scrive: «Dicevi che da grande doveva essere il tuo fidanzato…. La sua frase “e chi viene” la ripetevi sempre. E Peppe? Chiedevi. Era il terrorista , era capace di distruggerti la macchina, ma cercavi sempre un suo bacino. Ascolto e riascolto il tuo messaggio vocale di giovedì, dove dicevi che ti ero mancata perché non ti avevo scritto. Ma se solo avessi saputo che il nostro tempo sarebbe finito così presto ne avrei approfittato di più. Ti avrei stretta ancora forte. Ti avrei chiamata ancora 100 volte. Eppure per fortuna il destino sabato ci ha fatto salutare. Ma io non ci credo che non mi chiamerai più, non mi chiederai di uscire non mi manderai messaggi. Aspettavamo con ansia quest’estate per passarla di nuovo insieme. Ed ora quest’estate avrò solo il tuo ricordo. Dovevamo fare insieme un tatuaggio. E ora dove sei? Ti prego dimmi che tutto questo non è finito. Dimmi che avremo ancora altro tempo. Mi manchi, manchi al cuore».

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