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Consip, Romeo non risponde ai pm. “Mai dato soldi, mai conosciuto Tiziano Renzi”

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Alfredo Romeo, l’imprenditore campano arrestato mercoledì scorso per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. Durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedì mattina, sono stati i suoi avvocati a parlare per lui. “Il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio”, hanno dichiarato i difensori di Alfredo Romeo, Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola e Alfredo Sorge, entrando nel carcere di Regina Coeli.

L’interrogatorio si è svolto alla presenza del gip Gaspare Sturzo, il pm Mario Palazzi e il procuratore aggiunto Paolo Ielo, titolari dell’inchiesta romana.

I difensori hanno consegnato al gip una memoria con la quale hanno ricostruito alcuni aspetti della vicenda, tra cui quello relativo a un esposto presentato dallo stesso Romeo rispetto alla corsa per l’appalto Consip. “L’immagine di Romeo come grande corruttore non è corretta” ha detto uno dei suoi difensori, Giovan Battista Vignola, parlando con i giornalisti all’esterno del carcere. “La contestazione per cui Romeo è in carcere è marginale – ha spiegato – parliamo di cinquemila euro ogni due mesi per avere consulenze private sul perfezionamento dei calcoli per presentare delle offerte”.

E ancora: “Abbiamo depositato un esposto mandato da Romeo nell’aprile del 2016, dove denunciava i raggruppamenti illeciti delle grosse imprese per aggiudicarsi gli appalti e soprattutto documentava come ha vinto e si è aggiudicato gli appalti. Ovvero solo ed esclusivamente praticando il prezzo più basso”.

“Non è vero nulla – avrebbe detto Romeo ai suoi legali – sono vittima di una strumentalizzazione che mi sembra solo la conseguenza di un’aspra contesa di natura politica”. Intanto, mentre l’indagine prosegue tra Napoli, Roma e Firenze, la procura capitolina, a seguito delle “ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto”, ha aperto un fascicolo contro ignoti.

Lo scorso venerdì, in due interrogatori in contemporanea a Roma e Firenze, sono stati sentiti rispettivamente Tiziano Renzi e il suo amico Carlo Russo, entrambi indagati per traffico di influenze. Russo si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il padre dell’ex premier davanti ai magistrati di Roma, Paolo Ielo, e di Napoli, Celeste Carrano, si è detto vittima di un “abuso di cognome” messo in piedi dall’amico Russo che avrebbe parlato di lui con i vertici Consip per favorire le società di Romeo.

L’inchiesta sugli appalti nella centrale degli acquisti della pubblica amministrazione vede indagati anche il ministro Lotti e il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette. Mercoledì scorso, durante l’operazione di carabinieri e guardia di finanza che ha portato all’arresto di Romeo, sono stati perquisiti gli appartamenti di Bocchino e Russo, e sequestrati 100mila euro di beni al dirigente Consip Marco Gasparri, che, secondo i pm, Romeo pagava per essere aiutato nelle gare d’appalto.

Al centro dell’indagine c’è una gara di “facility management”, ovvero servizi per la pa, del valore di 2,7 miliardi bandita nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L’imprenditore napoletano prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici. Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo le accuse, corrompeva Gasparri affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti.

In settimana potrebbe essere sentito, come persona informata sui fatti, anche Michele Emiliano.

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