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Violentavano e schiavizzavano, sgominata baby gang a Vigevano

Vigevano (Pavia) – Era diventata il terrore delle stazioni ferroviarie: una baby gang che a Vigevano prendeva di mira i più deboli e incapaci di difendersi, scegliendoli tra compagni di classe o vicini di casa. Quattro bulli 15enni sono stati arrestati e 6 denunciati dai carabinieri di Vigevano per violenza sessuale, riduzione in schiavitù, pornografia minorile, violenza aggravata.

Una delle vittime, uno studente 15enne, è stato oggetto di una vera e propria persecuzione, violenze fisiche e umiliazioni riprese con i cellulari e diffuse su Twitter, WhatsApp, Facebook e Telegram. Il branco era composto da una decina di ragazzi di “buona famiglia”, figli di professionisti, commercianti, impiegati, operai. Cinque di loro erano particolarmente violenti: tre hanno 15 anni, uno ne ha 16, e c’è anche un tredicenne, per questo non imputabile. Sono stati rinchiusi nell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano. Per il gip devono stare in cella per “l’elevatissimo rischio di recidiva”.

Il branco, al quale si univano a seconda dell’occasione altri coetanei danneggiava e vandalizzava convogli ferroviari, rompendo vetri, lanciando sassi, imbrattando le carrozze In ottobre alcuni di loro avevano anche lanciato sassi contro un treno regionale. Alcuni degli indagati avevano anche organizzato una “spedizione punitiva”, avvenuta nel mese di febbraio 2017, nei confronti di due coetanei ritenuti responsabili di averli denunciati.

Nei confronti di una vittima la gang è stata particolarmente brutale. Temendo di essere emarginato dal ‘gruppo dominante’, aveva accettato piccole angherie che con il tempo erano diventate insopportabili. Inutile cambiare strada o scappare: i bulli erano andati a cercarlo per costringerlo a veri e propri abusi e per “utilizzarlo” nei loro “giochi” prevaricanti e violenti, anche e solamente per avere qualcosa da poter fotografare con i telefonini e quindi esibire come trofeo con altri coetanei. Le immagini venivano condivise su Whatsapp, Twitter, Instagram, Facebook, Telegram, Imessage e nessuno si preoccupava di informare genitori e insegnanti anche per la paura di ritorsioni.

La gravità delle violenze e della persecuzione hanno raggiunto il loro apice nei mesi di dicembre 2016 e gennaio 2017, quando i “bulli”, dopo averlo braccato per strada lo hanno ubriacato a forza per poi costringerlo a tollerare di essere portato in giro per la città legato ad una catena, prima al collo, poi legata attorno al busto, a mo’ di cane al guinzaglio. In un’altra, la più brutale, quando lo hanno appeso per le gambe a testa in giù, sospeso sopra un ponte, costretto a subire atti sessuali, brutalizzato con una pigna e fotografato. La foto è stata poi divulgata tramite app.

I carabinieri di Vigevano sono riusciti prima a convincere alcuni genitori, a presentare denunce, poi hanno individuato il gruppo di ragazzi, che proprio per la gravità dei reati non sono stati solo denunciati, ma arrestati per concorso in violenza sessuale.

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