Napoli

Napoli, il “miracolo” della Cittadella degli Incurabili che non fu toccata dalla peste

Napoli – Una storia ai più sconosciuta, eppure incredibilmente affascinante, quella che vede protagonista la Cittadella degli Incurabili di Napoli e che ci mostra come la città partenopea abbia dei primati che vanno ben oltre i settori dell’arte o della cucina.

In questo caso, al centro della vicenda vi è la sanità e il rigore igienico. In un momento storico moderno così attento alla salute, sempre allerta su epidemie e contagi, sulla questione dei vaccini e sulla malasanità, salta all’occhio la grandiosa storia della Cittadella che nel 1527 fu risparmiata, quasi miracolosamente, dalla peste, mietitrice di vittime in tutta Europa.

Qualcuno all’epoca gridò al miracolo, ma non fu esattamente questo che permise alla Cittadella di restare illesa, anche se la fondatrice del complesso, Maria Lorenza Longo, un miracolo lo aveva ricevuto per davvero, quando nel 1510 nella Santa Casa di Loreto riacquistò l’uso delle gambe che aveva perso a causa di una gravissima malattia. Fu per questo che si consacrò a vita spirituale, dedicando la sua vita ai poveri e ai malati e fondando, nel 1522, la Santa Casa degli Incurabili.

La Longo, però, non era solo donna di fede, era anche donna di sapienza e praticità. Seguendo il detto “Aiutati che Dio ti aiuta”, in un’epoca così lontana dalla nostra, aveva già capito che il segreto per una buona salute era anche il luogo in cui la salute veniva curata.

Nel 1527 applicò misure igieniche severissime: ogni malato aveva un proprio letto e/o spazio ed era posto a una certa distanza (invalicabile) dal vicino; i locali venivano costantemente areati e, a una certa cadenza, si praticava la pulizia delle corsie e della biancheria. Con questi accorgimenti, la Cittadella non fu toccata dalla peste né dalla carestia.

L’opera della Longo non si fermò a questo, ella tentò perfino di frenare il dilagare della piaga delle malattie veneree, cercando di “recuperare” le prostitute, rieducandole per un matrimonio o istruendole a “infermiere” dell’ospedale (comunità delle convertite).

Una “leggenda” veritiera che ci dimostra la forza di una donna di fede e di “scienza” e di una città portatrice di valori comportamentali rivoluzionari, troppo spesso dimenticati.

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