Aversa

Aversa, recupero crediti e dismissione patrimonio: De Cristofaro vuole “fare cassa”

Aversa – Recupero crediti e dismissione di pezzi del patrimonio comunale. L’amministrazione guidata dal sindaco Enrico De Cristofaro si attrezza per fare cassa e, con l’occasione, non risparmia di strizzare l’occhio alla consigliera di Forza Italia Nicla Virgilio, attualmente all’opposizione con il suo compagno di partito Gianpaolo Dello Vicario.

Ad annunziare la decisione lo stesso primo cittadino, che ha dichiarato: “Abbiamo dato vita ad un ufficio ad hoc presso la casa comunale per ciò che concerne il recupero dei crediti dell’Ente”. Una nuova organizzazione all’interno degli uffici del Comune su input dell’intera maggioranza. “Con risorse comunali, quindi in economia perché non affidiamo nulla all’esterno, stiamo ponendo in essere atti importanti per il recupero dei crediti che vanta il Comune di Aversa”, spiega De Cristofaro.

Il neo costituito ufficio si occuperà di recupero di canoni idrici, di oneri di urbanizzazione, costi di costruzione, di fitti di case comunali (case di San Lorenzo) e del patrimonio in generale. “Relativamente al patrimonio, poi, – continua il sindaco di Aversa – grazie al lavoro della consigliera Nicla Virgilio, che nella scorsa consiliatura, da vicesindaco ed assessore al patrimonio, con il consigliere comunale Mimmo Palmieri, ha redatto un attento studio che ben fotografa la situazione patrimoniale del Comune di Aversa, stiamo lavorando per valorizzare, quando possibile, o dismettere, se non può essere valorizzato, il nostro patrimonio”.

Tralasciando il discorso del recupero dei canoni idrici (che richiederebbe, ad avviso di diversi addetti al settore, decisioni di trasformazione radicale del modello di esazione) il “bubbone reale” è rappresentato dal recupero dei fitti dei cento appartamenti di proprietà comunale. Secondo dati ufficiosi raccolti in comune, ma corroborati dai bilanci che si sono succeduti negli ultimi anni, si sono accumulati crediti per fitti non pagati per un totale complessivo che supera abbondantemente il milione di euro. Inoltre, ironia della sorte, il comune è costretto a pagare le spese di manutenzione straordinaria per gli edifici in questione e per gli ascensori per somme che si aggirano intorno ai quindicimila euro l’anno, senza riuscire a recuperarle.

Nel patrimonio del comune, passando al secondo aspetto, tra i vari beni che potrebbero essere dismessi con l’obiettivo di fare cassa, spicca un appartamento in via Giuseppe Garibaldi, a poche decine di metri dalla casa comunale e un locale commerciale nella stessa strada. Quest’ultimo sarebbe stato concesso in locazione ad un prezzo non di mercato e, comunque, l’inquilino risulterebbe moroso, nonostante l0attività commerciale in questione sia abbastanza florida. Sfitto e non utilizzato da anni, invece, l’appartamento che, sebbene necessiti di intervento di manutenzione straordinaria, grazie alla posizione (praticamente nel centro della città) potrebbe essere appetibile e potrebbe portare qualche centinaia di miglia di euro nelle esangue casse del Comune.

Da decidere, poi, se dismettere anche quella che fu la Casa del Fascio, nella centralissima via Roma, inutilizzata perché non risponde ai criteri normativi richiesti per gli uffici pubblici. Anche in questo caso vale lo stesso discorso fatto per l’appartamento di via Garibaldi.

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