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Scontri a Bologna: polizia carica studenti che occupano biblioteca

Violenti scontri a Bologna sono avvenuti nel pomeriggio di giovedì nei pressi dell’Università di Lettere.

Studenti e antagonisti avevano occupato la biblioteca di Lettere di via Zamboni 36 in segno di protesta per i “tornelli” installati agli ingressi dell’aula studio per controllare gli accessi. Ingresso che, secondo gli universitari, dovrebbe essere garantito a tutti.

Giovedì sera, al culmine di una giornata di tensione, la polizia ha caricato gli studenti e liberato la biblioteca. Le proteste e gli scontri sono però proseguiti anche in piazza Verdi dove gli studenti hanno rovesciato cassonetti e portato in strada tavoli e sedie con cui hanno creato delle barricate, poi spazzate via dalle forze dell’ordine.

“Sono Gabriele, studente di scienze storiche dell’università di Bologna. Ci terrei a condividere con voi una posizione che non è solo la mia, ma è la stessa di numerosi altri studenti e per questo ho scritto la mia Lettera al Collettivo Universitario Autonomo di Bologna”, ha riferito un giovane studente al giornale Bologna Today.

“Io non sono rappresentato da queste persone, ci tengo a precisarlo pubblicamente. Coloro che dovrebbero rappresentare la voce degli studenti si auto-presentano, già su, Facebook con una raffigurazione di un ragazzo in tenuta antisommossa. Come pretendete dunque di passare per vittime non appena avvengono scontri con la Polizia? I metodi della polizia criticati da voi, studenti come me, sono esattamente gli stessi che voi adottate. Sento vostri membri vantarsi degli sforzi fatti tentando dialoghi pacifici, ecc… ma i dialoghi pacifici perdono la loro efficacia quando sono solo il preludio ad una risposta violenta, o quantomeno prepotente. E siete probabilmente troppo fieri delle vostre barricate per capire che lanciare sedie e bottiglie danneggerà in maniera irrimediabile qualsiasi prossimo tentativo di essere presi sul serio in maniera civile”.

E ancora: “La violenza come difesa mi sembra assurda, non giustifico affatto il ricorso alla violenza come forma di resistenza. Un metodo più efficace di resistere, in questa epoca storica, è quello di sottrarsi all’uso della forza e cercare soluzione alternative. Ma probabilmente voi questa la giudicate codardia”.

“Se aveste veramente a cuore un obiettivo di lungo periodo non vi converrebbe affatto concedere deroghe alla violenza in base alle circostanze. E non sto qui a fare discorsi sul fatto che ‘la violenza porta ad altra violenza’, anche se ce ne sarebbe bisogno.  Questa comunque è la mia opinione. Può essere sbagliata. Mi auguro di non ricevere accuse di fascismo o bottigliate. Principalmente ci tenevo a precisare che io, in quanto studente, non sono rappresentato dal CUA”, ha concluso Gabriele.

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