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Incontri d’amore tradiscono “Il Panda”, preso il latitante Vitale

Finisce la latitanza del “Panda”. A tradire Giovanni Vitale, 47 anni, boss di Resuttana, in fuga da due mesi, è stato il troppo amore. Conosciuto negli ambienti della criminalità organizzata anche come “U tignusu”, l’uomo è stato rintracciato in un casolare nelle campagne tra Montelepre e Giardinello. Decisiva l’intuizione dei carabinieri, che per riuscire a scovarlo si sono messi alle calcagna della moglie.

La donna è stata pedinata nel tragitto che la conduceva a bordo di una macchina verso il casolare di proprietà del nonno della moglie. Poco dopo sulla stessa strada si è messo un furgoncino con Salvatore Billeci, un operaio incensurato, alla guida. A bordo anche Vitale. I due sono entrati nel casolare, poi è scattato il blitz dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale.

Un massiccio spiegamento di forze, al culmine di lunghe indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale di Palermo, diretta dal procuratore Lo Voi e coordinate da Vittorio Teresi, Annamaria Picozzi, Amelia Luise e Roberto Tartaglia. Quando questa mattina i carabinieri hanno fatto irruzione, Vitale si è consegnato senza opporre resistenza. Il fiancheggiatore, Salvatore Billeci, alla vista dei militari ha tentato la fuga attraverso una finestra sul retro. Ma è stato bloccato e arrestato. Il casolare infatti era stato letteralmente accerchiato da 50 carabinieri. A vigilare dall’alto anche un elicottero dell’Elinucleo dei carabinieri di Boccadifalco.

Vitale era delegato alla gestione delle estorsioni, alle dirette dipendenze di Giuseppe Fricano, reggente del mandamento di Resuttana. Nel 2012 era stato arrestato dalla Squadra Mobile con l’accusa di essere un esattore del pizzo dopo la denuncia del titolare di imprenditore nel settore della ristorazione e delle discoteche. Sulla testa del Panda pendeva un decreto che ne ufficializzava la latitanza. Ad ottobre scorso le forze dell’ordine sono andate a casa sua per notificargli il ripristino di una misura cautelare decisa dalla Cassazione e non lo hanno trovato. Vitale, nel corso della sua vita, era già finito in carcere quattro volte ma è stato sempre scarcerato.

Dalle ultime indagini sul suo conto è emerso che avrebbe tentato di estorcere denaro a due imprenditori in cambio della “serenità”: per farlo bisognava pagare 5 mila euro una tantum e 500 euro al mese. Ma le vittime del racket si ribellarono facendo scattare per lui le manette. Il suo nome compariva fra gli indagati dell’operazione Apocalisse che ha sgominato il clan di San Lorenzo. A settembre 2016, la polizia ha proceduto con il sequestro dei suoi beni, tra cui un negozio nel cuore della Guadagna che sarebbe diventato luogo ideale per i summit di mafia ai quali partecipava Salvatore Profeta.

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