Aversa

Aversa, un parco urbano regionale nell’area della Maddalena

Preservare l’intera area dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria Maddalena creando un Parco Urbano Regionale con l’obiettivo di preservarla dalla cementificazione e dallo smembramento considerato che la zona interessata occupa spazi di tre comuni: Aversa, Lusciano e Trentola Ducenta.

A chiederlo alla Regione Campania (proprietaria del complesso), ma anche all’amministrazione comunale di Aversa che in quella zona ha un suo edificio (il padiglione Bianchi) oltre ad essere competente in materia urbanistica il comitato «La Maddalena che vorrei», composto da singoli cittadini e associazioni.

Il comitato parte dalla convinzione «che l’obiettivo di riqualifica dell’area della Maddalena sia centrale per la valorizzazione di tutto il territorio dell’agro aversano e per questo motivo propone una serie di punti imprescindibili per il suo raggiungimento».

In primo luogo si chiede l’istituzione di un Parco Urbano sull’intera area della Maddalena, che miri a salvaguardare l’insieme dell’area verde e rendere fruibile gratuitamente gli spazi all’intera comunità. Questa scelta comporterebbe anche «la tutela e la salvaguardia delle sue caratteristiche territoriali, storiche e ambientali, evitando modificazioni volumetriche degli edifici e impedendo qualsiasi speculazione e smembramento dell’area».

Ovviamente la destinazione dell’intera area dovrà essere ad usi sociali e dovrà esserci l’obbligo di  «preservazione e conservazione della memoria storica dei luoghi, patrimonio della comunità nazionale e della promozione di una progettazione organica complessiva dell’area, tramite iniziative di sensibilizzazione e aggregazione degli enti territoriali».

L’area della Maddalena di Aversa, che ospitava l’ex Ospedale Psichiatrico, si estende per circa 17 ettari, confinando con i comuni di Trentola-Ducenta e Lusciano. L’intera area è di proprietà dell’Asl di Caserta, tranne il complesso denominato “Leonardo Bianchi” di proprietà del Comune di Aversa. La Maddalena è quindi una vasta zona di rilevante valore storico, sociale, artistico e naturalistico. Quasi 12 ettari dei 17 complessivi sono formati da “verde” e questo ne fa il più esteso polmone di tutto l’Agro-Aversano.

Il plesso fu fondato da Carlo I d’Angiò nel 1269, fuori porta San Nicola ad Aversa, come Hospitium Lebrosorum, su di una preesistente e ancor più antica cappella.

In epoca napoleonica, per volere di Gioacchino Murat, il plesso si trasformò in “Reali Case de’ Matti” del Regno di Napoli, uno dei primi, se non il primo esempio di manicomio, chiuso, poi, a seguito della legge Basaglia del 1978.

La dismissione effettiva del complesso manicomiale di Aversa, avvenne definitivamente nel 1999 e ad oggi l’intera area versa in uno stato di totale abbandono e degrado. «Il progressivo e inesorabile processo di incuria – denunziano i rappresentanti del comitato la Maddalena che vorrei – è stato portato avanti con preciso interesse o con metodico disinteresse da tutte le istituzioni territoriali e da tutte le componenti politiche che si sono alternate nel tempo nelle rispettive cariche di governo. L’abbandono e l’incuria di un’area così vasta è una colpa imperdonabile in un territorio come quello dell’agro aversano, in cui sono sostanzialmente assenti sia spazi di socializzazione che zone non cementificate».

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