Aversa

Aversa, referendum: il comitato del No fonda la “Rete Sociale 4.12”

Aversa – Il “Comitato per il No al referendum” fonda la “Rete Sociale 4.12”. L’obiettivo è dare continuità all’impegno posto da Comitato nella difesa dei diritti del cittadino.

“L’idea nasce – dice Domenico Napolitano, tra i fondatori del Comitato per il No – per staccarci dalla dialettica basata sul ‘No’ e porre le basi possibili a costruire un “Si” che parli di alternativa reale. Che, ricostruendo e rafforzando soprattutto quei luoghi di relazioni sociali e confronto politico, diano ossigeno alla vita politica quotidiana: a partire dalla difesa di spazi sociali come la Maddalena fino a promuovere le battaglie ambientali, e tutti gli altri momenti di mobilitazioni organizzate generali come la posizione contro il Jobs Act, per la difesa della casa e dell’acqua pubblica e di tutti i servizi sociali, che sostenga la creazione di un Osservatorio sulla Scuola Pubblica, fino a rendere necessaria la critica alle guerre imperialiste”.

La proposta che è stata portata all’attenzione dell’assemblea degli aderenti al Comitato per il No tenuta nella sala conferenze del Centro Culturale Caianiello di via Tristano è stata accolta con soddisfazione di tutti ponendo le basi per aprire un dibattito costruttivo ad un più largo coordinamento con le realtà similari di tutto il territorio circostante dell’agro aversano, da Giugliano alla zona Atellana.

“Nell’occasione – continua Napolitano – abbiamo ribadito le ragioni che portarono a costituire il Comitato con organizzazioni sindacali, politiche e singoli militanti per l’appuntamento referendario ma con l’obiettivo di discutere gli stessi quesiti ed altri ancora anche oltre l’appuntamento referendario”.

“Ad oggi – sottolinea –  cogliamo la sfacciata continuità anti popolare dell’attuale governo, denunciata da tutti gli interventi nell’assemblea organizzata, dove è stato analizzato il voto sia locale e sia in tutto il Paese, come espressione di resistenza alle contro-riforme volute dall’Unione Europea e dai poteri forti”.

“Il dibattito svoltosi a più voci ha indicato la necessità – conclude Napolitano – di cogliere la spinta dal basso per collegare un aggregato sodale e per canalizzare quelle forze nella direzione di un forum che organizzi approfondimenti ed analisi, oltre che la composizione di una rete sociale che miri soprattutto a tessere il rapporto con i settori subalterni intercettati nella campagna referendaria, ma ancora esclusi dai processi decisionali e nei dibattiti quotidiani sul territorio”. Da qui la spinta a creare la “Rete Sociale 4.12”.

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