Esteri

Turchia, ambasciatore russo ucciso: sette arresti. L’identikit del poliziotto-killer

L’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in un agguato ad Ankara. Fonti di Mosca, citate dai media locali, hanno precisato che il diplomatico stava tenendo un discorso a una mostra fotografica quando è stato aggredito da Mevlüt Mert Altintas, 22 anni, un ex poliziotto che aveva lavorato per due anni e mezzo nelle forze anti-sommossa. Altre tre persone ferite. L’aggressore, che parlava di vendetta per la Siria, è stato poi ucciso dalla polizia. Le forze di sicurezza turche hanno arrestato sette persone, tra cui il padre, la madre e la sorella del presunto assassino.

“Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui”. E’ questa una delle frasi che l’attentator avrebbe urlato prima di sparare all’ambasciatore russo ad Ankara. L’uomo avrebbe gridato anche “Allah Akbar”.

La polizia sta indagando su presunti legami tra l’aggressore e l’organizzazione dell’imam Fethullah Gülen, che Ankara ritiene essere il responsabile del golpe fallito del 15 luglio. Secondo i media locali, la scuola di polizia in cui l’aggressore si è diplomato è sotto il controllo di ufficiali di polizia gulenisti. Altintas aveva anche operato nel servizio di sicurezza durante due visite del presidente Recep Tayyip Erdogan: una a Konya nel dicembre 2014 e una a Bursa nel febbraio 2015.

Altintas avrebbe fatto parte del personale di sicurezza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel 2014-2015, per poi passare, nel 2016, nelle unità antisommossa di Ankara. Ieri ha usato il suo tesserino di polizia, anche se non era in servizio, per entrare alla mostra d’arte “La Russia attraverso gli occhi dei turchi” che il diplomatico stava inaugurando. Al suo ingresso, infatti, il metal detector avrebbe segnalato la presenza di una pistola, ma l’agente ha mostrato il tesserino ed è stato lasciato passare.

L’ambasciatore Karlov stava parlando da pochi minuti quando Altintas gli è arrivato alle spalle, sparando al grido “Allah Akbar”. Otto o nove, secondo diverse fonti, i colpi scaricati contro il diplomatico, gridando in un misto di arabo e truco: “Non dimenticate Aleppo, non dimenticate la Siria. Fino a quando le nostre città non saranno sicure, neanche voi sarete al sicuro. Solo la morte mi può portare via. Chiunque sia coinvolto in questa sofferenza ne pagherà un prezzo”.

Quindi, in arabo, ha aggiunto: “Noi siamo quelli che hanno giurato fedeltà a Maometto per condurre la jihad”. Parole che, secondo la Cnn, sono simili all’inno non ufficiale del braccio siriano di al Qaida in Siria, Fronte al Nusra. L’uomo è stato ucciso dalle forze speciali turche dopo uno scontro a fuoco durato almeno 15 minuti.

Altintas era nato nella città di Soke, nella provincia occidentale di Aydin, e aveva frequentato l’Accademia di polizia di Smirne. Ieri le forze di polizia hanno arrestato madre, padre e sorella dell’omicida, dopo averne perquisito l’abitazione ad Aydin, mentre ad Ankara hanno fermato il suo coinquilino, anche lui un agente di polizia, secondo quanto riportato dai media turchi. Secondo il quotidiano Hurriyet, Altintas avrebbe soggiornato in un albergo situato nelle vicinanze della galleria per preparare l’attacco.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito l’omicidio “un atto terroristico” e ha sottolineato che la questione sarà sollevata lunedì davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Oggi è un giorno tragico per la diplomazia russa, oggi ad Ankara l’ambasciatore russo è stato ferito a morte durante un evento pubblico”, ha dichiarato. “Abbiamo ricevuto assicurazioni dalle autorità di Ankara che i responsabili verranno puniti”, hanno fatto sapere dal ministero.

L’aggressione si è verificata il giorno prima della riunione a Mosca tra i ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia per discutere di Aleppo. Il presidente russo Vladimir Putin è stato informato dell’accaduto. Lo ha riferito Dmitri Peskov, portavoce del leader del Cremlino, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Interfax.

Di “vile atto terroristico” parla anche il ministro degli Esteri turco, che “condanna” aspramente il gesto aggiungendo: “L’ambasciatore Karlov è stato un diplomatico eccezionale che ha lavorato in un periodo difficile in Turchia e si è guadagnato la stima di tutto lo stato per le sue capacità personali e professionali. Non permetteremo che questo attacco oscuri l’amicizia tra Turchia e Russia”. Tutti i responsabili, promettono ad Ankara, saranno assicurati alla giustizia turca.

Una delegazione russa è in arrivo ad Ankara per partecipare alle indagini. Se la matrice terroristica dell’omicidio sembra data per scontata, di non secondaria importanza sarà l’indagine sulla dinamica, sulla preparazione del delitto, sul killer e su come questo sia stato scelto per garantire, in teoria, la sicurezza del diplomatico all’inaugurazione di una mostra fotografica, ritrovandosi in una situazione perfetta per compiere l’attacco.

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