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Leopolda, Renzi su Referendum: “Sarò un derby tra rabbia e proposta”

“Con questo referendum siamo a un bivio: questo è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra la rabbia che diventa odio e la proposta, tra la nostalgia e il domani”. Così Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, chiama alla mobilitazione in vista dell’appuntamento del 4 dicembre. E ancora: “Noi dobbiamo andare incontro alla gente per dire che la scelta è tra il Paese del Gattopardo e quello dell’innovazione”.

Dopo un ritardo dovuto a un black-out il premier sale sul palco della Leopolda e va subito all’attacco del fronte del No dicendo che “vogliono solo difendere i loro privilegi e la possibilità di tornare al potere”. “Noi abbiamo razionalmente smontato tutte le bufale del No – continua – ma a loro non basta perché per loro il referendum serve a bloccare tutto ciò che, partendo da qui, abbiamo fatto, dicono di difendere la Costituzione. Sanno che il 4 dicembre è l’ultima occasione per tornare in pista”.

“Viviamo il tempo dell’odio – riprende -. Lo abbiamo visto ieri in piazza San Marco perché quando si dice di voler difendere la Costituzione ci si incappuccia, si prende un cartello stradale e lo si batte in testa ai poliziotti, non si sta difendendo la Costituzione si stanno offendendo le istituzioni e noi siamo dalla parte delle forze dell’ordine che non meritavano di essere insultate. Non c’è da scomodare Pier Paolo Pasolini quando citava i figli di papà. Per venire alla Leopolda basta mandare un’email”.

Il premier lancia poi un attacco a Massimo D’Alema che “dice ‘noi l’avremmo fatta meglio’. E perché non l’hai fatta in questi anni allora?”. E su Berlusconi: “Ha detto che con la riforma si rischia un uomo solo al comando… Poi ci chiedono perché ci sta così simpatico, oh ma è meraviglioso…”.

“C’è un po’ di amarezza – dichiara poi il premier segretario – perché in parte del nostro partito è prevalsa la tradizionale volontà non tafazziana, sarebbe troppo semplice dire che è farsi del male da soli, ma è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita. Con rispetto, umiltà ma decisione non ve lo consentiremo”.

Renzi lancia poi un chiaro attacco alla minoranza e ai “teorici della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri”. Parole che la platea della Leopolda accoglie con un “fuori,fuori”, riferito alla sinistra interna.

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