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Mafia, sigilli al tesoro del boss Graviano

Palermo – La sezione patrimoniale dell’ufficio Misure di prevenzione della Questura ha eseguito la confisca di beni per un valore complessivo di circa 280mila euro riconducibili ai fratelli Graviano, boss del mandamento mafioso di Brancaccio.

Il provvedimento riguarda il bar “Sofia”, in via Mondini e la società “Az Trasporti” a Campobello di Mazara (nel Trapanese) con una sede a Palermo in via Salvatore Cappello.

La confisca rappresenta l’esito finale di un’ampia attività di indagine, iniziata nel 2009 e conclusa nel 2011 con l’operazione della squadra mobile denominata “Araba Fenice”, che portò a sedici arresti.

Gli inquirenti avevano portato alla luce una fitta rete di relazioni tra gli esponenti di vertice del mandamento di Brancaccio e i boss delle altre della città. Tra gli arrestati anche Nunzia Graviano, sorella di Filippo, Giuseppe e Benedetto Graviano, boss del quartiere Brancaccio responsabili di diversi omicidi di mafia tra cui quello del Beato padre Pino Puglisi.

Nunzia, in quel periodo l’unica tra i fratelli in stato di libertà, aveva preso le redini della famiglia e retto le fila del mandamento mafioso, gestendo un imponente patrimonio finanziario. La donna, che viveva a Roma, dove gestiva un bar nel quartiere africano, si occupava infatti delle attività che in passato erano state seguite dai fratelli fino al loro arresto.

“Altrettanto rilevanti”, per gli inquirenti, sono gli altri personaggi destinatari della confisca. Salvatore Perlongo, 41 anni, al quale risulta intestato formalmente il bar di via Mondini, viene definito un “mero prestanome dei mafiosi”.

L’Az Trasporti invece è riconducibile formalmente a Christian Divano, 33 anni, “ma sostanzialmente alla sfera patrimoniale di Cesare Lupo e Benedetto Graviano”. Lupo, 55 anni, risulta impiegato della ditta ma secondo gli investigatori in quegli uffici “riceveva i vari consociati, con i quali discuteva gli argomenti utili per il buon andamento degli affari illeciti”.

“Il provvedimento di sequestro preventivo, confermato dalla confisca – spiegano dalla Questura -, ha evidenziato le modalità adottate dagli indagati per realizzare investimenti nel settore economico-imprenditoriale palermitano, inquinandolo e alterandolo con l’immissione di capitali illeciti”.

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