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Legge di Stabilità a misura di Referendum: Renzi adotta il vecchio metodo Dc

Una legge di stabilità come quella presentata da Renzi l’altro giorno non si vedeva dai tempi in cui la Dc forniva una scarpa prima e una la prometteva per il giorno dopo le elezioni. Era una pratica conosciuta da tutti, in realtà mai veramente interrotta negli anni seguenti. Semplicemente gli strumenti si erano raffinati. Meno rozzi ma altrettanto efficaci.

Oggi Renzi rispolvera i vecchi metodi costruendo una Legge di Stabilità a misura di referendum. Non solo premia tutti quei soggetti che si sono schierati visibilmente e concretamente a favore del Si alla riforma costituzionale facendo arrivare qualche miliardo di euro per soddisfare le richieste di Coldiretti, a scuole cattoliche, agli evasori fiscali etc., o facendo balenare risparmi improbabili dalla chiusura di Equitalia, sulla cui sorte nulla si sa, ma mischia le carte perché nel fumo delle chiacchiere non si capisca esattamente dove e a chi sono dedicate le poste messe in campo.

Si nega che ci siano ulteriori decurtazioni alla sanità, dopo quelle enormi già operate negli ultimi mesi che hanno portato ad una drastica, e drammatica, riduzione delle prestazioni garantite gratuitamente ai cittadini, però si rilancia la spending review non specificando dove calerà di nuovo la sua scure. Dire che ci sono 1 miliardo e 900 milioni per il pubblico impiego senza specificare quanto sarà destinato al rinnovo dei contratti e quanto alle assunzioni per le forze armate e per qualche altra categoria pubblica (qualche infermiere e forse medici) vuol dire cercare di buttare fumo negli occhi a una categoria stremata dalla enorme riduzione di personale avvenuta negli anni grazie al blocco del turn over e  che da troppo tempo viene umiliata sul piano economico e contrattuale con il contratto fermo dal lontano 2009 e conseguente perdita del potere d’acquisto.

Nessuno sgravio fiscale per tutti i lavoratori e ciò, insieme all’attacco continuo allo stato sociale e ai servizi pubblici, conferma il disinteresse di questo governo nei confronti di chi lavora. Non si parla neanche di reddito per chi non lavora e le briciole elargite (forse) a una parte dei pensionati passano in secondo piano rispetto alla negatività dell’accordo tra governo e sindacati sull’Ape.

L’unico dato certo è la riduzione di tasse e nuovi sgravi ed incentivi alle aziende (20 miliardi in tre anni) ed infatti la risposta positiva al referendum di Confindustria non si è fatta attendere. Anche dall’Europa, che ha ricevuto la bozza di legge di stabilità, già arrivano segnali di insofferenza per l’atteggiamento guascone di Renzi mentre il 21 ottobre alcuni sindacati di base hanno indetto uno sciopero contro la manovra del governo.

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