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Dario Fo, il figlio Jacopo: “I miei genitori hanno pagato col sangue”

Non si fanno attendere i commenti del figlio di Dario Fo, Jacopo, il frutto d’amore che il premio Nobel alla letteratura ha visto nascere dal suo felice matrimonio con Franca Rame. Le parole dell’uomo sono dure: “Adesso tutti celebrano Dario Fo, ma in vita è stato censurato in tutti i modi”.

Dario Fo si è spento ieri, 13 ottobre, a 90 anni all’ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da dieci giorni per problemi polmonari.

Alla sua morte l’Italia e il mondo gli hanno dedicato intere pagine di giornali e notiziari: dal Guardian alla Bbc, dal New York Times al Los Angeles Times, da Le Figaro a El Pais passando per la tv indiana Ntdv, tutti i media hanno riportato la scomparsa dell’eclettico artista ricordando la sua mordacità satirica e il suo “savoir-faire” rinascimentale. Qualcuno, infatti, lo ha definito l’ultimo “giullare” italiano.

“È stato un gran finale e se ne è andato”, ha commentato il figlio Jacopo Fo a Rainews 24. “L’unica cosa sensata che posso dire è che ha resistito e ha continuato a lavorare 8-9-10 ore al giorno fino a quando è stato ricoverato. Bisognerebbe metterlo nei prontuari medici. L’arte, la passione e l’impegno civile servono”. Se “in morte” Fo è osannato, “in vita” è stato invece denigrato.

“Mio padre non ha mai chinato la testa davanti alle violenze, alle aggressioni, a tutto quello che lui e mia madre hanno subito, perché era impensabile nel suo gusto di vivere” ha dichiarato Jacopo commosso.

“In questo momento – ha sottolineato – ci sono una serie di giornalisti che stanno facendo un’operazione ridicola, dicendo che Dario Fo ha avuto un colpo di fortuna ad essere censurato perché questo gli ha dato successo”.

“Ricordano – ha continuato il figlio – quando fu censurato perché parlava dei morti sul lavoro, ma dimenticano quando denunciò che in Sicilia c’era la mafia”.

  Dopo questo fatto, ha ricordato ancora Jacopo, “i miei genitori ricevettero una lettera scritta con il sangue umano in cui scrivevano tutte le torture che io avrei subito, a 7 anni, con un bara bianca, segno di esecuzione e morte. Per mesi sono andato a scuola scortato dai carabinieri. Allora come si fa a non vedere che i miei genitori hanno pagato col sangue?”.

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