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Terremoto, anche scuole e altri edifici “in regola” possono crollare

Una scuola può essere “sicura”, eppure non resistere a un terremoto. Un ospedale può crollare, nonostante sia stato sottoposto a lavori di “antisismica”. E il tutto potrebbe comunque risultare a norma di legge.

“Nel 2003, dopo il terremoto che distrusse la scuola di San Giuliano di Puglia – spiega il professor Edoardo Cosenza, ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università Federico II di Napoli – è stato emanato il decreto che prevedeva l’obbligo della schedatura della vulnerabilità degli edifici pubblici, ma appunto una schedatura: nessun intervento è stato reso obbligatorio”.

Ed a oggi in Italia per gli edifici costruiti prima dell’emanazione della normativa antisismica (1974) non c’è “certezza”: non esiste infatti una legge che obblighi le istituzioni ad adeguare queste costruzioni, benché pubbliche, e spesso di carattere strategico, agli standard previsti dalla normativa. E in un Paese in cui, ad esempio, su oltre 33mila edifici scolastici, oltre il 55% è stato costruito prima del 1976, il problema diventa massiccio.

Infatti, mentre per quello che riguarda gli edifici di nuova costruzione, in Italia esiste una normativa all’avanguardia, per gli edifici pre esistenti alla normativa stessa non esiste una “regola”. “Non mancano le capacità tecniche, mancano i fondi. – spiega Cosenza – I tecnici hanno le competenze per portare qualsiasi edificio, anche storico, agli standard antisismici previsti per le nuove costruzioni. Il problema è però di carattere socio-economico: possiamo prendere il Pantheon e trasformarlo in una struttura di cemento armato? E anche se fosse, come sostenere i costi?”.

E proprio per l’esigenza di “venire a patti” con un patrimonio immobiliare particolare, è stato introdotto il concetto di “miglioramento antisismico”. “Un edificio vincolato dai Beni culturali, dato che per ragioni chiaramente legate alla natura stessa dell’edificio, non può essere adeguato alla normativa antisismica, viene “migliorato”. Si introducono quindi, come dice la parola, delle migliorie, che aumentano la sicurezza della costruzione pur non elevandola agli standard previsti per i nuovi edifici”.

Questo concetto, nato per gli edifici “storici” è stato nel tempo, soprattutto per problemi di carattere economico, esteso anche a costruzioni non vincolate. Di fatto quindi se a un edificio costruito oggi in una zona di rischio x viene richiesto di poter sopportare un evento sismico di una certa potenza, per una costruzione pre esistente all’introduzione della normativa (anche in caso di scuole, ospedali, municipi, ecc) non c’è alcuna “sicurezza antisismica minima” richiesta.

“Questo non vuol dire che una scuola non adeguata crollerà con un terremoto – chiarisce Cosenza -: è chiaro che dipende dalla potenza del sisma e da alcuni fattori propri della struttura. Con i miglioramenti antisismici possiamo ottenere buoni e ottimi risultati. Resta però che fino a quando si stanzieranno 100mila euro a scuola, l’adeguamento del patrimonio italiano alla normativa antisismica rimarrà un progetto irrealizzabile”.

Subito dopo il sisma che ha colpito il Centro Italia, il terremoto aveva già un simbolo: la scuola di Amatrice, diventata emblema di inadeguatezza e furberie del Bel Paese. “Nell’edificio erano stati effettuati lavori di messa in sicurezza, come è potuto crollare?”, è stato il tran tran che è rimbalzato da nord a sud. Ma in realtà Amatrice, al netto di quanto potrebbe accertare la magistratura, che sulla conformità degli interventi sta indagando, potrebbe risultare una scuola assolutamente in regola.

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