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“Michele Zagaria ordinò l’omicidio di Michele Iovine”: nuova ordinanza per il boss

Caserta – Un’altra ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, a carico di Michele Zagaria, 58 anni, l’ex superlatitante del clan dei casalesi catturato nel 2011 a Casapesenna.

Il boss è ritenuto responsabile del delitto di omicidio premeditato, porto e detenzione di arma comune da sparo, aggravati dalla finalità mafiosa, avendo commesso il fatto con l’obiettivo di favorire l’organizzazione camorristica.

Le indagini, eseguite dalla squadra mobile, con la direzione ed il coordinamento della Procura antimafia partenopea, hanno consentito di accertare che Zagaria è stato il mandante e l’organizzatore dell’omicidio di Michele Iovine, classe 1953, referente a Casagiove e zone limitrofe del clan, compiuto il 28 gennaio del 2008.

Michele Iovine, come evincibile dai suoi precedenti penali e giudiziari e dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia interrogati, era inserito nel clan con il ruolo di capozona nel territorio di Caserta e dintorni ed era, a sua volta, capo di un gruppo attivo a livello locale, con specifica competenza nel settore delle estorsioni ed operativo sotto l’egida dell’altra famiglia degli Schiavone, a cui si rapportava.

Il gruppo da lui capeggiato provvedeva a riscuotere i proventi delle estorsioni poste in essere nell’interesse dell’organizzazione criminale. Le indagini sull’omicidio hanno ricevuto un determinante impulso dalle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, affiliati o comunque vicini al clan dei casalesi.

Il principale materiale probatorio è costituito dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Antonio Iovine e Nicola Panaro, che hanno riferito quanto da loro direttamente appreso da Michele Zagaria, nel corso di incontri con lui avuti sia prima che dopo l’omicidio, convergenti anche con le dichiarazioni rese dai collaboratori Attilio Pellegrino e Massimiliano Caterino.

Il giudice per le indagini preliminari, concordando con le richieste del pm, ha ritenuto di condividere la valenza dimostrativa delle fonti di prova acquisite durante le nuove investigazioni circa il ruolo di mandante dell’omicidio svolto da Michele Zagaria e il movente del grave fatto di sangue nell’esigenza del predetto di eliminare un soggetto, quale Michele Iovine, che, all’indomani della scarcerazione, stava tentando di riappropriarsi del controllo delle attività estorsive, attività dirette anche nei confronti di imprenditori vicini o, addirittura, organici alla fazione Zagaria.

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