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Mafia, giro di usura gestito da madre del boss, 4 arresti a Catania

Catania – La Polizia di Catania, su delega della Dda etnea, ha eseguito nella notte un’ordinanza cautelare formata dal gip del Tribunale nei confronti di quattro persone accusate a vario titolo di usura e tentata estorsione, con le aggravanti per avere commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi e di avere commesso il reato in danno di soggetti che versavano in stato di bisogno.

Si tratta di Concetta Salici, 62 anni, Gaetano Bellia, 34 anni, al quale il provvedimento è stato notificato in carcere, Giovanni Salici, 52 anni, ed Emanuela Valentina Aquilino, 29 anni, finita ai domiciliari.

La vicenda è relativa ad una inchiesta avviata nell’ottobre del 2015 della Dda di Catania, nei confronti dei fratelli Gaetano ed Attilio Bellia, noti esponenti – secondo la Polizia – del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi, ed entrambi arrestati nel novembre del 2015 nell’ambito della operazione “Revenge 5”.

Nel corso di quell’inchiesta era emerso un giro vorticoso di denaro tra i fratelli Bellia e la loro madre Concetta Salici. Una circostanza che aveva dato adito a sospetti anche perché nel luglio del 2013 durante una perquisizione furono trovati in casa numerosi assegni post-datati privi dei beneficiari e di alcuni titoli cambiari.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile hanno fatto emergere un vasto giro di prestiti ad usura, gestito da Concetta Salici, la quale, avvalendosi del fatto che i figli fossero noti esponenti dei clan mafiosi, coordinava l’attività illecita, con la collaborazione del figlio, Gaetano Bellia, della convivente di quest’ultimo, Emanuela Valentina Aquilino, nonché del fratello Giovanni Salici.

Secondo quanto appurato le vittime si rivolgevano alla Salici per ottenere denaro, quantificabili in alcune migliaia di euro pro-capite, da restituire con interessi sino al 30% mensile. E in caso di eventuali ritardi nei pagamenti seguivano le minacce di Gaetano Bellia e qualche volta anche di Giovanni Salici.

Nonostante le intercettazioni abbiano fatto emergere numerosi episodi di usura, nella misura cautelare ne sono contestati solamente tre, visto che diverse vittime hanno negato di avere ottenuto denaro a usura anche nella consapevolezza della potenziale denuncia per favoreggiamento alla quale sarebbero andati incontro. Ma hanno preferito il silenzio piuttosto che rendere dichiarazioni contro la famiglia Salici Bellia. Nel corso delle indagini, infatti, sono state indagate 7 persone per favoreggiamento personale per aver aiutato Concetta Salici e Gatano Bellia.

A Concetta Salici e al figlio Gaetano Bellia è altresì contestata una tentata estorsione, poiché, in concorso tra loro, al fine di incassare le somme pretese a titolo di interessi e di restituzione della sorte capitale, compivano “atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere una vittima di usura a versare il danaro richiesto, evento non verificatosi per l’intervento della Squadra Mobile e per la decisione della medesima vittima di denunciare i fatti”.

Nel corso delle perquisizioni all’interno dell’abitazione di Concetta Salici sono stati rinvenuti e sequestrati un foglio manoscritto in cui erano annotate cifre e nominativi. Inoltre, la donna aveva indosso due assegni indicanti l’importo, la firma del traente ma non l’indicazione del beneficiario, anch’essi sequestrati. Un altro assegno è stato rinvenuto e sequestrato presso l’abitazione di Emanuela Valentina Aquilino. L’operazione è stata denominata “Black tie”.

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