Esteri

Bombe Usa, Rahami scrisse sul diario: “Sentirete il rumore delle esplosioni”

Ahmad Khan Rahami, il 28enne americano di origine afghana arrestato per le bombe a New York e in New Jersey, preferiva morire “come martire” piuttosto di essere catturato. E’ quanto emerge dal suo diario, nel quale scriveva che “il rumore delle bombe sarà sentito nelle strade. Colpi per la vostra polizia. Morte per la vostra oppressione”. Nel testo Rahami ha parole di apprezzamento anche per il fondatore di Al Qaeda, Osama Bin Laden.

Nel diario scritto da Ahmad Khan Rahami si trovano apprezzamenti anche per l’imam americano-yemenita Anwar al-Awlaki, ucciso da un drone Usa in Yemen il 30 settembre del 2011, e per Nidal Hasan, il medico militare americano autore della strage di Fort Hood, la base militare del Texas in cui nel 2009 furono uccise 13 persone.

Parole di ammirazione, nel diario, anche per Syed Rizwan Farook, uno dei due responsabili della sparatoria avvenuta il 2 dicembre 2015 in un centro per disabili di San Bernardino (California) nella quale sono morte 14 persone, e Omar Mateen, il ragazzo a giugno ha fatto strage in un nightclub di Orlando (Florida) uccidendo 49 persone. Rahami cita anche Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i due fratelli che con pentole a pressione hanno provocato una forte esplosione vicino al traguardo della maratona di Boston del 2013: in quel caso a morire furono in tre ma i feriti furono 264.

Dai documenti delle indagini è inoltre emerso che il giovane aveva ordinato alcuni componenti per gli esplosivi (acido citrico, cuscinetti a sfere e accenditori elettronici) su eBay, facendoli recapitare al fast food di famiglia.

Inoltre in alcuni video registrati due giorni prima che Rahami piazzasse le bombe a New York e nel New Jersey, e recuperati dal cellulare di un membro della sua famiglia, il giovane viene ripreso mentre dà fuoco a “materiale infiammabile in un contenitore cilindrico”. Le immagini mostrano l’accensione di una miccia, un rumore forte e fiamme, seguite da una nuvola di fumi e da risate.

Nel corso delle indagini è anche emerso che il padre del ragazzo già nel 2014 aveva segnalato il figlio come “terrorista” all’Fbi; i federali avevano però “condotto analisi dei propri database interni, controlli tra agenzie e vari interrogatori” senza trovare alcun legame con il terrorismo.

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