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Referendum, ok Cassazione ma è scontro su date. Pressing di M5S e FI

Il via libera della Cassazione al referendum fa scattare il countdown per il voto dei cittadini sulla riforma istituzionale. Una campagna che si annuncia lunga, se davvero il governo ha deciso di fissare tra novembre e dicembre la data, e combattuta. Le opposizioni, M5S in testa, mobilitate per il No, chiedono che a questo punto l’esecutivo decida subito, e magari d’intesa con tutti i partiti, quando si voterà, mentre la minoranza dem minaccia il no se non si cambia prima l’Italicum.

“I segnali sono davvero buoni”, mostra ottimismo Matteo Renzi, che chiarisce, “per stare al merito”, che “il quesito non riguarda la legge elettorale o i poteri del governo, che non sono minimamente toccati” dalla riforma.

M5S – Anche se Renzi è impegnato a slegare il destini del referendum dal suo e a spingere per il sì elencando i risparmi e le semplificazioni della riforma, la battaglia referendaria non si annuncia meno dura. Dopo aver fallito l’obiettivo delle 500mila firme per la Cassazione, il comitato del No ed i partiti contro il ddl Boschi puntano ad una mobilitazione anche durante le vacanze.

“Possiamo battere i Si e anche di misura. Ma non ci riusciremo solo attraverso i media, dovremo batterli lavorando sul territorio” sostiene Luigi Di Maio sponsorizzando il moto-tour di Alessandro Di Battista. D’altro canto, il comitato Basta un sì sembra essere mobilitato per promuovere comitati dei cittadini e per raccogliere fondi. “I nostri comitati – elenca Renzi – sono tantissimi, arrivano quasi a quota tremila. Abbiamo chiesto un aiuto a chi vuole darci una mano, anche a livello economico e ad oggi abbiamo ricevuto più di 88.100 euro”. 

La minoranza dem minaccia il ‘no’ – Ora “la parola ai cittadini”, dà il via il ministro Maria Elena Boschi. Ma a mettersi in moto sono soprattutto le macchine referendarie che preludono alla battaglia politica vera e propria nei prossimi mesi. Il fronte più caldo è tutto interno al Pd. I bersaniani lanciano anche oggi, attraverso Miguel Gotor e Nico Stumpo, un nuovo ultimatum: o il governo mette in campo prima del referendum modifiche all’Italicum o la sinistra interna voterà no. “Si tratta di una scelta non indolore – sostiene Stumpo facendo presente che sono disponibili 130 giorni – ma ci appare evidente che le due cose, riforme e Italicum, si tengono insieme malamente. Noi abbiamo posto una serie di questioni, dal primo momento, e abbiamo detto che non andava bene la legge elettorale, tanto piu’ che non la votammo”. 

Renzi irritato – Ma è proprio la sovrapposizione tra riforma e legge elettorale ad irritare il premier ed i vertici del Pd. Il referendum, insiste Renzi, “riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, l’abolizione degli enti inutili come il Cnel, le competenze delle Regioni”. Su questi temi, per cercare di andare oltre al consenso al governo, punterà la campagna per il Sì. Anche perché, a quanto si apprende, i renziani non hanno alcuna intenzione per ora di riaprire il cantiere della legge elettorale in Parlamento.

Ipotesi su date – Le opposizioni guardano, invece, con sospetto le scelte del governo sulla data del referendum. Indicazioni ufficiali non ce ne sono ma, a quanto si apprende, il referendum potrebbe essere fissato o il 27 novembre o addirittura la prima domenica di dicembre. “Non si usino la legge di stabilità – avverte Forza Italia – o alibi di altro tipo per posporre il voto sulla riforma costituzionale. Comunque vada il referendum, sarà possibile varare tutte le leggi di cui il Paese ha bisogno”.

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