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Migranti, frontiere chiuse: tensione a Ventimiglia, Como e Milano

Per risolvere il problema dei migranti a Ventimiglia la parola d’ordine è “decomprimere” che vuol dire “prendere queste persone e portarle da un’altra parte”. Così il capo della Polizia Franco Gabrielli, da Genova, Sanremo e Imperia ha commentato la situazione nella città di confine che a oggi ‘ospita’ quasi un migliaio di migranti. Una situazione “grave – ha detto Gabrielli -, non tragica. Loro vogliono passare la frontiera. Dall’altra parte non c’è disponibilità e quindi dobbiamo gestire lo stallo”.

Le frontiere, infatti, sembrano sigillate. A Como, ad esempio, è in continuo aumento il numero di migranti accampati in stazione perché non riescono a raggiungere i paesi del nord Europa attraverso la Svizzera che li respinge al confine.

Sono in maggior parte etiopi ed eritrei, hanno inutilmente tentato di arrivare in Germania in treno, ma sono stati respinti a Chiasso dalle autorità svizzere, che non accettano nemmeno richieste di asilo. Un tragitto, quello tra Como e Chiasso, che dura solo otto minuti ma che per molti significa la possibilità di raggiungere un familiare in Europa.

E di confini chiusi parla oggi anche la Stampa, che lancia l’allarme: la prima conseguenza della mancata politica di accoglienza dell’Europa e che la città di Milano rischia di trasformarsi nel collo dell’imbuto e di pagare il prezzo più alto dell’ennesima estate di emergenza.  L’hub di via Sammartini, nei pressi della stazione Centrale, ad esempio, ospita già oltre 400 persone. Lo spazio, però, è attrezzato per accoglierne non più di cento.

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