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Prince accusato e condannato per plagio in Italia

Si conclude, dopo 20 anni, una spinosa questione circa un’accusa di plagio: il brano del 1994 “The Most Beautiful Girl in the World” di Prince è stato copiato da una canzone di due autori italiani, Bruno Bergonzi e Michele Vicino. Ad emettere la sentenza è stata la Cassazione lo scorso maggio 2015.

Secondo Billboard la star avrebbe dovuto far pubblicare la sentenza a sue spese su due quotidiani italiani e due riviste musicali, ma non ha mai adempiuto ai suoi obblighi. Dopo la morte neanche chi gestisce il suo patrimonio lo ha fatto. Una questione che va avanti dal lontano 1995 quando Bergonzi e Vicino citarono in giudizio il cantante internazionale: durante la battaglia legale furono emesse tre sentenze di cui la prima, nel 2003, diede torto ai due autori italiani, che si rifecero però nel 2008. La terza e ultima sentenza è stata emessa nel maggio del 2015, quando Prince era ancora vivo. Il provvedimento definitivo ha vietato la distribuzione di “The most beautiful girl in the World” in Italia.

Bruno Bergonzi, parlando a Billboard, ha rivelato che la canzone in questione si intitolava “Takin’ me to paradise” ed era stata pubblicata dalla Warner Chappell Italy nel 1983: “L’artista che ha registrato è Raynard J, uno pseudonimo di Jay Rolandi, un cantante che ha suonato anche con i Firefly. La canzone non è stata una grande hit ma è stata inserita in tantissime compilation anche in giro per il mondo, e continua a riapparire nei remix dei dj”.
L’autore ha denunciato sulla rivista musicale quello che è successo dopo la sentenza: “Per quello che sappiamo, le autorità giudiziarie americane hanno provato più volte a consegnare il verdetto alla residenza di Prince a Paisley Park, ma non hanno mai trovato nessuno a casa”.

La SIAE ha da poco riconosciuto Bruno Bergonzi e Michele Vicino tra gli autori di “The most beautiful girl in the World” e per questo motivo i due hanno cominciato a ricevere le royalty generate dalla vendita della canzone e dai suoi passaggi. Ma i danni? Bergonzi rivela: “La Corte ha anche stabilito che dovremmo ricevere un compenso per ‘diritti morali’, anche se, secondo il sistema giuridico italiano, ciò non dovrebbe ammontare a una grande quantità di denaro”.

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