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Strage Orlando, Mancuso (Arcigay): “Il nostro 11 Settembre”

La strage avvenuta al Pulse, discoteca di Orlando, in Florida, che è costata la vita a 50 persone (leggi qui), ha colpito nel profondo l’opinione pubblica americana e mondiale e fin dalle prime ore dopo l’accaduto si sono organizzate veglie e commemorazioni in onore delle vittime.

Domenica negli Usa sono state alzate le bandiera a mezz’asta e ci sono state nottate, non solo in America, all’insegna della commemorazione e della preghiera, a cui hanno partecipato cittadini, attivisti delle comunità LGBT, sindaci, agenti di polizia e anche membri delle comunità musulmane che hanno subito condannato quanto accaduto.

L’uomo che ha sparato e che poi è stato ucciso, Omar Mateen, era infatti un cittadino americano originario dell’Afghanistan, di religione musulmana.

A Orlando centinaia di cittadini si sono messi in fila per donare il sangue e contribuire alla cura dei feriti. Sui social network la tragedia è stata da subito condannata, ma non sono mancati altri polveroni.

Aurelio Mancuso, ex presidente dell’Arcigay e fondatore di Equality Italia, accusa l’Italia di rimanere sostanzialmente in silenzio di fronte all’accaduto.

“Le nostre bacheche social non colano indignazione e solidarietà – sostiene Mancuso – perché le vittime erano tutte omosessuali e probabilmente nell’inconscio collettivo sta agendo un rimestatore ignobile che ci sussurra omofobicamente: Se la sono cercata”.

Anche queste affermazioni sono state poi contrastate dai più, adducendo come prova della solidarietà del popolo italiano, il fatto che dopo battaglie decennali un mese fa il bel paese ha approvato la legge sulle “Unioni Civili”.

Mancuso, inoltre, non si è trattenuto nel definire tutto questo “l’undici settembre” della comunità LGBT internazionale. “Abbiamo paura” hanno detto gli attivisti LGBT, ieri, nella Gay Street di Roma, di fronte al Colosseo, durante una commemorazione per esprimere vicinanza alle vittime della strage in Florida. “Potevamo esserci noi al loro posto” ribadiscono. “Credo – dice qualcuno – che tutti dovrebbero ragionare così. Se ognuno di noi si mettesse al posto dell’altro, forse tutta questa violenza non esisterebbe”.

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