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Sara Bosco, non fu suicidio: indagato il pusher per omicidio

È stata uccisa Sara Bosco, la sedicenne trovata morta in un padiglione dismesso dell’ospedale Forlanini di Roma. L’adolescente, trovata senza vita l’8 giugno scorso, aveva cominciato, secondo quanto affermato dagli inquirenti, un periodo di disintossicazione tanto che era da un mese e mezzo che non assumeva stupefacenti.

A dare una svolta alle indagini è il pm Antonio Di Maio che ha modificato in omicidio con dolo eventuale e spaccio di sostanze di sostanze stupefacenti per cui indaga. Nell’inchiesta pare ci sia un primo indagato: si tratterebbe del pusher che avrebbe venuto la droga alla minorenne, pur sapendo che la ragazza aveva intrapreso il cammino della disintossicazione.

Secondo gli accertamenti degli inquirenti inoltre in cambio dello stupefacente lo spacciatore avrebbe preteso di fare sesso con la minorenne. Da qui un ulteriore sviluppo delle indagini su un’ipotesi di prostituzione minorile. A questo proposito potrebbe essere riascoltata la madre della ragazzina. La posizione della donna, infatti, rimane ‘monitorata’ dal commissariato di polizia di Monteverde perchè il suo raccolto presenterebbe non poche incongruenze. L’iniziale ipotesi del suicidio ha perso via via di significato: Sara Bosco non aveva manifestato alcuna volontà di togliersi la vita tramite sms a familiari e amici. I suoi sbalzi di umore e un suo perenne stato depressivo erano soprattutto legati all’assunzione della droga e ai periodi di disintossicazione.

Il pm Antonino Di Maio si è convinto, anche sulla base dei primi risultati degli esami autoptici, che Sara è morta per aver assunto droga, anche se non è ancora noto il tipo. La ragazza era stata ospite di due strutture, a Frosinone e a Perugia, per disintossicarsi. E proprio nell’ex padiglione del Forlanini martedì mattina è iniziato lo sgombero: la struttura, da tempo in stato di abbandono, è diventata ricovero per sbandati e tossicodipendenti.

E proprio nell’ex padiglione del Forlanini martedì mattina è iniziato lo sgombero: la struttura, da tempo in stato di abbandono, è diventata ricovero per sbandati e tossicodipendenti: le forze dell’ordine hanno liberato e riconsegnato alla Regione, proprietaria dell’immobile, i locali occupati da clochard e sbandati. Quei locali erano stati trasformati da anni in dormitorio e con stanze diventate mini appartamenti frequentati da italiani e stranieri. Sono state identificate 24 persone, tra cui una donna incinta, 13 italiani, mentre gli altri extracomunitari. Un marocchino è stato arrestato per possesso di droga.

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