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Beinasco, mobilificio fallisce dopo aver truffato centinaia di clienti

Torino – La Guardia di Finanza ha in corso un’operazione di polizia giudiziaria finalizzata all’arresto dei principali responsabili del fallimento di due società che si sono succedute nella gestione di un mobilificio di Beinasco (Torino) e di centinaia di truffe perpetrate a danno dei clienti del mobilificio stesso nonché al sequestro preventivo dei valori e dei beni nella loro disponibilità.

Sono 30 i finanzieri del Gruppo Orbassano che stanno eseguendo sul territorio della provincia di Torino, l’ordinanza emessa dal gip Ambra Cerabona. La custodia cautelare in carcere è stata disposta nei confronti di N.M., trentaquattrenne, e T.F., trentunenne, indagati, in concorso tra loro, per bancarotta fraudolenta, truffa, dichiarazione infedele, omesso versamento di Iva e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Il gip ha anche ordinato il sequestro preventivo, anche per equivalente e fino alla concorrenza di una somma complessivamente non superiore a 2,7 milioni di euro, dei beni riconducibili ai due arrestati e ad un terzo indagato, M.A., queste le sue iniziali, sessantenne, per i reati di bancarotta fraudolenta, truffa e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

L’operazione costituisce lo sviluppo di un’attività investigativa intrapresa la scorsa estate a seguito di numerose querele sporte presso le Fiamme Gialle di Orbassano, che segnalavano gravi inadempimenti contrattuali da parte del citato mobilificio.

E’ stato appurato che molti acquirenti, dopo aver visionato il mobilio in esposizione, si accordavano su un prezzo (di acquisto, trasporto e montaggio) di per sé competitivo, peraltro i venditori millantavano che si trattasse di una “vendita all’ingrosso”, ed al momento della firma del contratto, allettati dalla promessa di ulteriori benefici economici (maggiori sconti o migliori arredi e prestazioni) corrispondevano considerevoli acconti, ma non ricevevano, alla data prevista, alcun pezzo di arredamento o ne ricevevano solo una minima parte.

Gli inquirenti hanno dimostrato che T.F. è stato amministratore di fatto di entrambe le società che hanno gestito il mobilificio, che attualmente è chiuso e reca ancora l’ultima insegna: “Unicoarreda”. In tale veste di amministratore di fatto il T.F., in concorso con N.M., amministratore di diritto della prima società (che ha operato fino a gennaio 2015), e con M.A., amministratore di diritto della seconda società (che ha operato da febbraio fino a luglio 2015), oltre a truffare centinaia di clienti, ha distratto dalla prima società oltre 300mila euro, mediante prelevamenti in contanti, non giustificati, dai conti correnti societari, ed ha cagionato il fallimento di entrambe le imprese.

Inoltre, per gli anni 2012, 2013 e 2014, ha omesso di indicare nella dichiarazione della prima società maggiori ricavi per complessivi 3.8 milioni di euro (corrispondente ad un’imposta evasa sui redditi per oltre un milione di euro ed Iva dovuta per circa 700mila euro) oltre al versamento di oltre 300mila euro di Iva.

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