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Addio a Bud Spencer, il gigante buono del cinema italiano

E’ morto lunedì pomeriggio l’attore Bud Spencer alias Carlo Pedersoli. Aveva 86 anni. Lo ha annunciato il figlio Giuseppe Pedersoli: “Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata ‘grazie”.

Nato a Napoli il 31 ottobre 1929, Bud Spencer è stato l’eroe di almeno tre generazioni. Il suo ruolo nel mondo del cinema aveva fatto sognare bimbi e ragazzi di ogni latitudine, facendolo entrare anche nel linguaggio comune: “E chi sei, Bud Spencer?” si diceva quando qualcuno dava particolare segno di forza nel gruppo. Perché questo era: l’icona della forza e della bontà.

 Tutti i suoi film avevano una caratteristica: venivano date botte da orbi, ma non c’era sangue. Nessuna volgarità. E la violenza diventava il pretesto per farsi grandi risate. Faceva ridere coi pugni (il mitico pugno a martello) ma soprattutto con lo sguardo, con quelle fessurine piccole piccole al posto degli occhi da cui capivi il momento in cui stava per fare “giustizia” dei cattivi.

Nel suo libro “Altrimenti mi arrabbio”, diventato cult in Germania, dove rimase in classifica per diverse settimane e dove la gente si tatua il suo volto sul braccio, Bud l’attore immaginava un dialogo con Carlo l’atleta. E un po’ si dispiaceva di non essere andato a fondo nello sport dove, grazie ad un fisico eccezionalmente dotato, avrebbe potuto fare piazza pulita degli avversari. Col suo vero nome, prodigio a scuola (si iscrisse all’università a 17 anni) ma soprattutto nel nuoto, è il primo italiano a infrangere la barriera del minuto nei 100 metri stile libero. Vince 11 titoli italiani, va alle Olimpiadi di Helsinki e fa vincere l’Italia ai Giochi del Mediterraneo del 1955 come centroboa nella squadra di pallanuoto.

La vita lo porta a fare i più svariati lavori, dall’operaio al segretario d’ambasciata. Finisce anche in Sud America (e pensateci bene, sembra di vedere il protagonista di un suo film!). Al cinema arriva per caso. Sposa Maria Amato, figlia del grande produttore Peppe, scrive canzoni che ottengono successo. Poi finisce sullo schermo. In “Dio perdona…io no” incontra Mario Girotti. Entrambi protagonisti, decidono di cambiarsi il nome sui manifesti con uno straniero. Mario sceglie Terence Hill. E lui Bud Spencer, in onore della birra Bud del suo attore preferito: Spencer Tracy. È il 1967. Tre anni più tardi, quando interpreta Bambino in “Lo chiamavano Trinità” la coppia viene definitivamente consacrata, dal primo vero western in chiave comica. È l’inizio di una serie di 16 film intramontabili: su tutti, ovviamente, “Altrimenti ci arrabbiamo”.

Bud Spencer recita anche per Dario Argento in Quattro Mosche di velluto grigio, in Torino nera di Carlo Lizzani e anche nel cinema d’autore di Ermanno Olmi. Ma gli altri suoi film di culto arrivano con la saga di Piedone lo sbirro, dove interpreta un commissario napoletano, e con “Anche gli angeli mangiano fagioli” affiancato da uno straordinario Giuliano Gemma. Per i più piccoli, poi, indimenticabili Bomber, Lo chiamavano Bulldozer e Uno sceriffo extraterrestre.

Negli ultimi anni non aveva nascosto la sua amarezza: “In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival”. L’ultima sua fiction apparve su Canale 5 nel 2010: I delitti del cuoco. Nel 2015 il sindaco di Napoli Luigi De Magistris gli consegnò una medaglia alla carriera. Sul suo sito Facebook, che conta oltre 1,3 milioni di fans (e sul suo sito ufficiale), stanno arrivando messaggi di cordoglio da tutto il mondo.

In alto un video con i commenti dei cittadini napoletani

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