Aversa

Aversa, piscina su terreno comunale. Spezzaferri: “Sono in regola, chiariremo”

Aversa – Una piscina privata con tanto di solarium realizzata su suolo comunale da parte di un noto imprenditore edile aversano, con relativa ordinanza di abbattimento della stessa e del muro di recinzione con conseguente ripristino dei luoghi.

Protagonista di questa vicenda che si collega, ancora una volta, alla problematica degli standard urbanistici di proprietà comunale, ma in uso ai privati, il noto imprenditore Giovanni Spezzaferri, popolare in città anche per essere da anni il presidente della locale squadra di calcio, l’Aversa Normanna, che era riuscito a portare nel calcio professionistico, in serie C, sino alla retrocessione avvenuta lo scorso anno. Nel campionato appena concluso, i granata di Spezzaferri hanno anche sfiorato la partecipazione ai play-off.

Ieri mattina, infatti, è stata pubblicata all’albo pretorio del Comune di Aversa l’ordinanza, a firma del responsabile dell’ufficio tecnico l’ingegnere Raffaele Serpico con la quale, a seguito di precedenti sopralluoghi eseguiti, su disposizione del Capo Ufficio Urbanistica, ingegnere Modestino Orabona, compiuti con il tecnico di parte, architetto Aurelio Di Santi, ha ordinato di ripristinare lo stato dei luoghi essendo stata realizzata la piscina su suolo di proprietà comunale asservito ad uso esclusivo per l’estensione di 440 metri quadrati.

La decisione giunge dopo una serie di scambi epistolari che hanno visto anche l’ingegner Spezzaferri controdedurre di aver realizzato la piscina privata su una diversa particella rispetto a quella indicata dai tecnici comunali, di sua proprietà, in virtù di permesso di costruire numero 238/2009. Ma ad inchiodare il patron dell’Aversa Normanna sarebbero non solo i sopralluoghi effettuati sul sito incriminato, ma anche e soprattutto il rilievo aero fotogrammetrico, sovrapposto alla planimetria catastale, trasmesso dall’Ufficio Patrimonio del comune di Aversa.

Sa qui la decisione del dirigente Serpico di ordinare a Spezzaferri “di ripristinare lo stato dei luoghi entro novanta giorni dalla notifica dell’ordinanza; avvertendo che in caso di inottemperanza si procederà alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino dello stato dei luoghi a cura e spese del Comune, che provvederà, in danno del responsabile dell’abuso, al recupero delle spese sostenute”.

Nello stesso atto si ricorda che avverso l’ordinanza è ammesso ricorso innanzi a al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania entro 60 giorni o ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni. Il Comando di Polizia Municipale è stato incaricato di accertare l’ottemperanza dell’Ordinanza. “Penso – ha dichiarato da parte sua Spezzaferri – di essere in regola, avendo tanto di permesso a costruire. Ho acquistato quel fondo con tanto di recinzione e vi ho realizzato la piscina. Se errore di particella c’è stato si vedrà. Sono passati ben sette anni da quando io ho comunicato al Comune il fine lavori”.

Quest’ultimo atto è solo l’ultimo di una serie dovuto a ricognizioni sistematiche sugli standard comunali che eseguono, in prima battuta, gli agenti di polizia municipale. Come si ricorderà sull’argomento vi è stata anche un’inchiesta della procura regionale della Corte dei Conti.

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