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Palermo, il giornalista antimafia Pino Maniaci indagato per estorsione

Palermo – “Quello che non hai capito tu è la potenza; tu non hai capito la potenza di Pino Maniaci! Stai tranquilla che il concorso te lo faccio vincere”. Intercettato dalle cimici dei carabinieri Pino Maniaci, direttore dell’emittente locale TeleJato, oggi raggiunto dal divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani nell’ambito dell’operazione antimafia Kelevra, che lo vede indagato per estorsione, rassicurava così l’amante.

Con la vita di stenti avrebbe chiuso, le diceva, perché non appena ci sarebbe stato un concorso pubblico all’Azienda sanitaria provinciale di Palermo l’avrebbe fatta assumere. Una conversazione che, scrive il gip nell’ordinanza, è “l’ulteriore conferma della capacità di Maniaci di strumentalizzare l’emittente televisiva per condizionare i soggetti che ricoprono cariche istituzionali e ottenere rendiconti personali”.

Era il 14 novembre del 2014, quando Maniaci al telefono con l’amante in pieno delirio di onnipotenza le spiegava: “Il primo concorso che c’è, pubblico, per andare a sistemarti per sempre e avere uno stipendio in un’azienda ospedaliera, ospedale di Partinico, di Palermo, dove cazzo è, devi andare a fare l’infermiera; seduta nel tavolino. Io ti vado a sistemare. Dopo che tu hai i tuoi 1500-2000 euro al mese tranquilli, io posso anche morire tranquillo”.

E davanti alle perplessità della sua interlocutrice, consapevole dell’elevato numero di partecipanti a un concorso pubblico, Maniaci replicava: “A me mi hanno invitato dall’altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale di eroe dei nostri tempi, appena intitolato l’oscar di eroe dei nostri tempi. Quello che non hai capito tu è la potenza di Pino Maniaci”.

“C’è il sindaco che mi vuole parlare, per ora lo attacco perché gli ho detto che se non si mette le corna a posto, lo mando a casa. A Natale non ti ci faccio arrivare che te ne vai a casa e non ci scassi più la minchia”, diceva ancora al telefono Maniaci. Il sindaco in questione era quello di Partinico, nel Palermitano, Salvatore Lo Biundo. Secondo gli investigatori, era lui, insieme al primo cittadino di Borgetto, Gioacchino De Luca, il bersaglio del giornalista divenuto simbolo dell’antimafia. In cambio di “una linea più morbida” nei suoi tg nei confronti delle due amministrazioni comunali avrebbe chiesto favori, l’assunzione della sua amante e denaro. Piccole somme, poche centinaia di euro, ma a cadenza regolare.

A confermarlo ci sono le dichiarazioni del sindaco Lo Biundo. Ascoltato dai carabinieri il primo cittadino ha spiegato che dopo la scadenza del contratto di solidarietà fatto all’amante di Maniaci ha versato mensilmente al giornalista del denaro destinato proprio alla donna. “Maniaci si limitò a dirci che dovevamo autotassarci tutti”, ha raccontato il primo cittadino. E la donna ha continuato a lavorare, in nero, facendo le pulizie. Perché ha pagato? “Mi sono prestato nel timore che, in caso di rifiuto, Maniaci potesse mandare in onda sulla sua emittente servizi fortemente delegittimanti per me e la mia giunta”. E così sotto le continue pressioni dell’amante Maniaci avrebbe chiesto il denaro al primo cittadino. “Niente sta andando a cercare i piccioli a mezzogiorno ci vediamo e mi dà i piccioli”, dice il giornalista all’amante. Perché il sindaco doveva sottostare alla sua volontà, altrimenti “u mannu a casa a lavari pannolini”.

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