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Caso Pizzarotti, Di Maio: “Applicate regole, non siamo il Pd”

È ancora polemica per il caso Pizzarotti e per la sua clamorosa espulsione dal Movimento 5 Stelle. La dinamica del caso, ricordiamo, è semplice: Pizzarotti aveva ricevuto una mail anonima (firmata semplicemente “staff di Beppe Grillo”) che cercava spiegazioni sull’avviso di garanzia e pretendeva i documenti che riguardano l’indagine, ma prontamente il sindaco di Parma aveva risposto che è un pubblico ufficiale e che non avrebbe mai inoltrare carte riservate a una casella di posta senza nome. Oltre a ciò, Pizzarotti ha poi reso pubblica tutta la corrispondenza su Whatsapp tra lui e il vicepresidente della Camera, Luigi di Maio, facendo notare come quest’ultimo non abbia mai risposto.

Ad oggi, Luigi Di Maio ripete che ci sono differenze importanti tra il caso del sindaco di Parma e quello del primo cittadino di Livorno: “Abbiamo applicato una regola: questo non è il Partito Democratico”. Virginia Raggi, candidata sindaca a Roma, torna a ribadire che “c’è stato un problema di trasparenza nei confronti soprattutto dei cittadini” da parte di Pizzarotti.

Da Palermo, tagliente la risposta della ministra Maria Elena Boschi: “Noi del Pd siamo all’antica, preferiamo vederci di persona, non riceviamo mail anonime che ci dicono se dobbiamo dimetterci o meno”.

Torna a far sentire la sua voce anche Pizzarotti: “Di Maio non è mai venuto qua, mi pare paradossale, con una crisi di questo tipo credo che si debbano annullare gli impegni e andare sul posto invece di stare in tour”, dice dai microfoni di Rainews24. Poi su Facebook ringrazia per i messaggi di affetto e aggiunge: “Per fare il sindaco ci vuole uno che metta al di sopra di tutto il bene della propria città”.

Il vicepresidente della Camera non si sottrae alle domande sull’ipotesi di un’azione legale da parte di Federico Pizzarotti nei riguardi del Movimento. “Io penso che il M5s abbia semplicemente applicato una regola. Avevamo un avviso di garanzia nascosto per tre mesi e questo è un dato inconfutabile. E per questa ragione noi abbiamo applicato una regola in quanto questo è il Movimento Cinque stelle e non il Partito Democratico”.

“Siamo rappresentanti delle istituzioni, non dell’asilo Mariuccia”, ha aggiunto Di Maio rispondendo alle domande sullo scambio di messaggi inviati dal sindaco di Parma a lui e Roberto Fico. “Quindi – ha proseguito – credo veramente che commentare messaggi pubblicati su Facebook sia veramente di cattivo gusto di fronte agli italiani. Tra l’altro in quei messaggi si testimonia che c’eravamo sentiti”.

Il caso Pizzarotti e quello Nogarin “sono molto diversi”, spiega Di Maio: “Su Nogarin non abbiamo ancora deciso”, ma “è stato trasparente”, aggiunge Di Maio. L’inchiesta su Federico Pizzarotti, invece, “è stata nascosta per tre mesi”. In quanto all’accusa mossa da Pizzarotti di trascurare i rapporti con gli amministratori locali, il vicepresidente della Camera sottolinea: “Ci sono sindaci che non ho mai avuto modo di incontrare, non credo ci siano separazioni in casa per questo”. “Gli italiani mi pagano lo stipendio per occuparmi dei problemi del Paese e non per parlare del Movimento Cinque Stelle ed è per questo che oggi sono qui – ha concluso Di Maio – a parlare di amianto e voglio occuparmi di problemi ben più seri”.

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