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Camorra a Roma, colpo all’impero della pizza dei fratelli Righi

Roma – I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno eseguito la confisca di beni per 80 milioni di euro a quattro imprenditori, ritenuti coinvolti in traffici gestiti dalla camorra napoletana.

La confisca è il frutto dell’operazione “Margarita”, meglio conosciuta come “Pizza Ciro” che nel gennaio 2014 portò all’arresto di 20 persone. Il decreto di confisca è stato emesso dal Tribunale di Roma nei confronti degli imprenditori Luigi, Antonio e Salvatore Righi e di Alfredo Mariotti, i primi tre arrestati appunto nel gennaio 2014.

La confisca riguarda 28 esercizi commerciali di bar-ristoranti-pizzerie, a Roma (24), Napoli e Provincia (3) e Gabicce Mare (1); 41 beni immobili a Roma (16 fabbricati), Napoli (12 fabbricati), Caserta (5 fabbricati), Benevento (7 terreni), Rieti (1 terreno); 385 rapporti finanziari-bancari; 76 veicoli, di cui 57 autovetture, una roulotte, 18 motocicli; 77 società titolari di parte dei beni; 300mila euro di denaro contante rinvenuti nel corso delle operazioni. Il provvedimento si basa sull’accertata pericolosità sociale degli arrestati, fondata sul loro coinvolgimento in traffici gestiti dalla camorra napoletana.

I tre imprenditori Righi, partendo dalla gestione della piccola pizzeria del padre (“da Ciro”) a Napoli, in via Foria, si erano trasferiti negli anni ‘90 a Roma e in poco tempo erano diventati proprietari di fatto di una holding di società attive nella gestione di numerosissimi ristoranti-pizzeria ubicati nelle principali vie di pregio del centro storico della Capitale, con un volume d’affari sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Le indagini della Dda di Roma e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno dimostrato che l’impero economico dei fratelli Righi veniva gestito con modalita illecite, mediante una rete di società intestate a prestanome, finalizzate al reimpiego e all’occultamento di ingenti risorse economiche di provenienza illecita ed alla sottrazione delle imprese acquisite e gestite con il denaro sporco a possibili misure di prevenzione patrimoniale. Inoltre, sull’ascesa imprenditoriale della famiglia Righi sicuramente ha influito il loro coinvolgimento nel sequestro di persona a scopo di estorsione di Luigi Presta, avvenuto a Napoli nel 1983. All’epoca, Ciro, la moglie e i figli Luigi, Salvatore e Antonio Righi furono arrestati, poiché sospettati di aver riciclato parte del riscatto di un miliardo e settecento milioni di lire pagato dalla famiglia Presta per ottenere la liberazione; a conclusione di un tortuoso iter giudiziario, Luigi e Salvatore furono condannati per riciclaggio.

I fratelli Righi si sono distinti come riciclatori per conto della camorra napoletana, al servizio, in particolare, del clan Contini, ai cui dirigenti Giuseppe Ammendola e Antonio Cristiano, Salvatore Righi corrispondeva periodicamente somme di denaro contante, provento delle attività riciclatorie svolte per conto del clan (operazioni di money back).

Il vincolo con il clan Contini non impediva ai Righi di proporsi quale punto di riferimento sulla Capitale per altri sodalizi camorristici, prescindendo dagli equilibri e delle alleanze tra i vari clan napoletani; del resto l’esperienza investigativa ha spesso evidenziato come ai riciclatori non venga richiesto quell’impegno di fedeltà esclusiva normalmente preteso dagli affiliati appartenenti alle componenti militari dei clan.

Le indagini hanno infatti rivelato la vicinanza di Antonio Righi anche al clan Mazzarella, avendo egli svolto attività di riciclaggio e supporto logistico per conto di Oreste Fido, reggente del gruppo di Paolo Ottaviano operante in zona Mercato-Santa Lucia a Napoli, nonché la vicinanza di Ivano Righi, figlio di Salvatore, al clan Amato-Pagano, degli “scissionisti” di Secondigliano.

L’accertamento dell’affiliazione, quali concorrenti esterni, dei tre fratelli Antonio, Luigi e Salvatore Righi a clan camorristici napoletani ha determinato lo spostamento da Roma a Napoli della competenza giurisdizionale sul procedimento, con il conseguente invio degli atti alla Procura antimafia di Napoli che, valutando il corposo quadro indiziario già acquisito dalla Dda e dai carabinieri di Roma, peraltro suffragato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, lo ha messo a sistema con i risultati di un più ampio lavoro investigativo sul clan Contini.

Nel gennaio 2014 e nei mesi successivi, in esecuzione di decreti di sequestro anticipato emessi dal Tribunale di Roma, su richiesta della Procura antimafia di Roma si è quindi proceduto al sequestro per la confisca dei beni e rapporti finanziari di Righi e Mariotti. Oggi, il provvedimento di confisca odierno colpisce la quasi totalità dei beni e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 80 milioni di euro.

C’era anche il mondo del calcio nel mirino degli imprenditori Righi per impiegare il denaro frutto di attività illecite. Dalle indagini è emerso che a Napoli la famiglia Righi negli anni ha mantenuto delle basi operative rappresentate da alcuni locali e dal Centro Sportivo e dalla Società Sportiva “Mariano Keller”, titolare di una squadra di calcio attualmente militante nel campionato di Serie D – girone H. In generale, il mondo del calcio delle serie minori è un settore in cui i Righi avrebbero poi nel tempo investito per impiegare somme di denaro nero a loro disposizione: le indagini hanno svelato un intervento del clan Contini, su richiesta di Salvatore Righi, nei confronti di alcuni calciatori del Real Marcianise, affinché perdessero un incontro con il Gallipoli Calcio che, a conclusione della stagione 2008/2009 del campionato di Lega Pro, girone B, aveva bisogno di una vittoria, effettivamente avvenuta, per accedere alla serie B.

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