Aversa

“Ahi serva Aversa…che bordello”, scriverebbe oggi Dante

Aversa – “Ahi serva ‘Aversa’, di dolore ostello. Nave sanza nocchiere in gran tempesta. Non donna di province, ma bordello”. Ad oltre settecento anni da quando Dante scrisse questo verso (Divina Commedia, Purgatorio) per descrivere in due righe fulminee la situazione del nostro Paese, mi sono permesso di averlo calibrato su “Aversa”. E l’attualità è spaventosamente vera.

Aversa è una città alla deriva. Una città dove, nonostante la presenza di un patrimonio culturale invidiabile e di tantissimi talenti del mondo delle arti, si vive nella mediocrità assoluta. A nulla hanno potuto due facoltà universitarie e tantissimi istituti scolastici superiori, dal classico all’alberghiero, passando per l’artistico o per l’industriale. Aversa continua ad essere un paesone dove manca tutto quello che potrebbe renderla una città vivibile.

Un obiettivo che sarebbe anche facile da raggiungere considerato il non altissimo numero di abitanti, una dimensione umana ottimale da amministrare.

Invece, la politica locale non ha mai guardato (salvo rarissime eccezioni che, paradossalmente riguardano la prima repubblica; vedi Tiberio Cecere che riuscì a portare ad Aversa le due facoltà universitarie e le uscite dell’asse mediano, mentre non gli riuscì il policlinico nella Maddalena e Caserta si annaspa ancora) oltre il proprio naso, oltre il contingente della strada da manutenere o del parco da attrezzare (quando siamo stati fortunati).

Non si può continuare a fare politica, a voler amministrare Aversa facendosi il problema del parcheggio o dell’affidamento del cottimo fiduciario all’impresa amica di turno. Aversa ha bisogno di un sindaco, mi si passi il termine, visionario. Aversa ha bisogno di un’amministrazione che abbia il coraggio di fare voli pindarici, che sia dotata di una fervida immaginazione. Gli aversani debbono scegliere chi si dimostrerà più audace, ovviamente non solo a parole, ma con progetti concreti che riescano effettivamente a migliorare la qualità di vita di una città che conta poco più di cinquantamila abitanti. Una quantità giusta per creare una città a misura d’uomo.

Chi tra i sei o sette candidati avrà il coraggio di dire agli aversani: “Se sarò eletto le auto nel centro cittadino non dovranno avere più accesso. Si potenzierà il servizio di navette interne. Ci saranno parcheggi presso le vie di accesso. Buona parte del centro cittadino dedito al commercio diventerà un vero salotto dove gli aversani avranno piacere di passeggiare e fare shopping, dando vita a quel centro commerciale naturale (che è la nostra peculiarità) da decenni vagheggiato e mai realizzato”?

Chi dei possibili primi cittadini avrà il coraggio di dire: “Creerò un assessorato ad hoc, che, attraverso finanziamenti pubblici e sponsor anche di rilievo nazionale, d’intesa con la Diocesi, si occupi di recuperare e valorizzare l’immenso patrimonio artistico – culturale che rischia di andare irrimediabilmente perso, ma che è, invece, una vera e propria fonte di ricchezza”?

Ci sarebbero tanti altri accorgimenti e proposte vagheggianti, manca solo il “folle” che le potrebbe fare sue. Tra i nomi che leggiamo in giro non vediamo persone che possano andare “oltre la ragionevolezza”. Forse uno, forse il meno peggio, ma, per il momento, lo teniamo per noi.

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