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Torino, frode fiscale e società “cartiere”: sequestri per 8 milioni

Torino – Dalle prime luci dell’alba, i finanzieri del comando provinciale Torino hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari, Boemio, nei confronti di due persone, I.L. (45 anni) e S. G. (48 anni), per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione ed emissione di documenti fiscali fittizi), commessi da una consorteria criminale composta da dodici persone.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, hanno avuto inizio nel 2012 a seguito degli sviluppi emersi nel corso di una verifica fiscale intrapresa nei confronti di un’impresa di trasporto, che ha consentito di disvelare, attraverso articolate investigazioni, un sistema di evasione fraudolenta realizzato con false fatturazioni di prestazioni di servizi.

Le Fiamme Gialle hanno accertato, infatti, come I.L., reale dominus del sodalizio oggi sgominato, avesse costituito e organizzato una serie di altre imprese “satelliti”, esercenti la stessa attività imprenditoriale, a cui venivano contrattualmente commissionati i trasporti, realizzati impiegando personale e mezzi solo formalmente in carico ai subvettori (in quanto assunti e intestati a questi ultimi), ma nella disponibilità e gestiti di fatto dalla società “madre” riconducibile al citato I.L., così realizzandosi un illecito risparmio di ritenute fiscali e previdenziali, nonché di contributi assistenziali. Il descritto meccanismo truffaldino si basava sulla creazione di un imponente giro di fatture false, sottese ai rapporti economici tra la società madre, incaricata per contratto del trasporto e le imprese di subvezione.

Queste ultime, risultando prive di ogni autonomia organizzativa, decisionale e gestionale, avevano come unico cliente I.L., venivano dal medesimo intestate a persone nullatenenti e, gravandosi di imposte, ritenute e contributi sistematicamente mai versati all’Erario, venivano quasi sempre dichiarate cessate o rese comunque non operative, ponendosi quindi esclusivamente quali “schermi” finalizzati a far gravare in capo ad esse ogni sorta di debito tributario e rendendosi in tal modo immuni a qualsivoglia obbligo fiscale, consentendo nel contempo alla società madre di conseguire notevoli vantaggi economici derivanti da un illecito risparmio fiscale.

Nessun debito erariale, infatti, è stato mai ottemperato dalle persone fisiche coinvolte e dai sub-vettori, le cui imprese, una volta “sature” di debiti verso l’Erario e “svuotate” delle disponibilità economiche mediante ingenti “distrazioni” di denaro contante dalle proprie casse, sono state sistematicamente lasciate morire e sostituite da nuove imprese, gestite dagli appartenenti all’associazione per delinquere con il medesimo personale e gli stessi i veicoli da trasporto.

Un ruolo decisivo, in tal senso, hanno rivestito le indagini finanziarie, eseguite dai militari del Nucleo Polizia Tributaria Torino con riferimento ad una enorme mole di operazioni che hanno interessato centinaia di conti correnti. All’esito degli accertamenti bancari, è emersa l’uscita di somme di denaro contante (pari a circa 4.800.000 euro) dai conti correnti delle imprese sub-vettori mediante prelevamenti operati dagli amministratori delle medesime (talvolta per diverse decine di migliaia di euro al giorno).

Tali prelievi, effettuati in corrispondenza degli accrediti provenienti dalla società “madre” relativi alla formale remunerazione delle prestazioni di trasporto affidate alle imprese “figlie”, sono stati finalizzati, in realtà, a restituire al dominus I.L., in contanti, i proventi dei trasporti effettuati. Lo “schermo giuridico” realizzato ha permesso, inoltre, di acquisire un numero sempre crescente di clienti poiché l’indebita detrazione dell’imposta scaturente dalle fatture per operazioni inesistenti ha consentito di applicare prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato, realizzando, così, una concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici onesti.

Gli illeciti arricchimenti conseguiti sono stati talvolta “investiti” in polizze assicurative, beni mobili e immobili oppure semplicemente detenuti in ingentissime somme di denaro liquido (per la cui ricerca sono state impiegate anche le unità cinofile “cash dog”, addestrate per il contrasto del traffico illegale di valuta).

Sulla base delle investigazioni di carattere finanziario effettuate dalla Guardia di Finanza, il medesimo Giudice ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, dei beni mobili e immobili, dei conti correnti, delle quote societarie e dei valori riconducibili a tutti gli indagati, fino al valore di otto milioni di euro, corrispondente al profitto conseguito a seguito dei reati loro contestati.

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