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Sindacopoli: appalti truccati in Sardegna, 17 arresti

Oristano – Prosegue l’inchiesta “Sindacopoli” che ha condotto, martedì mattina, in Sardegna, all’arresto di 17 persone. Le indagini legate ad appalti irregolari sono partite lo scorso anno e, già nell’aprile 2015, i militari dell’Arma di Tonara, in provincia di Nuoro, e le fiamme gialle avevano messo in atto 21 provvedimenti cautelari restrittivi ai danni di alcuni responsabili.

Esponenti di primo piano della politica regionale, funzionari Anas, imprenditori e professionisti risultano coinvolti nella vicenda. Presenti anche nomi di spicco della politica italiana tra cui Antonello Peru, attualmente vice presidente del Consiglio regionale della Sardegna e l’ex consigliere Angelo Stochino, di Forza Italia.

Dei 17 arresti, 3 sono di custodia cautelare in carcere, 13 ai domiciliari e per uno è stato emesso l’obbligo di dimora. Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno fatto sapere che sono 95 le persone indagate. 

Secondo gli investigatori, l’effettiva gestione degli appalti pubblici era rimessa interamente alle scelte di un intermediario che, grazie alla corruzione dei pubblici ufficiali, era in grado di controllare e indirizzare una buona parte del ciclo economico legato agli appalti pubblici della Regione Sardegna. I militari hanno scoperto che il sistema si basava sul fatto che chi portava i finanziamenti per l’appalto lo avrebbe gestito a suo piacimento ed in favore dei propri sodali.

In particolare, sarebbero due gli appalti pubblici coinvolti dei lotti 3 e 8 della Sassari-Olbia, assegnati per un valore rispettivamente di 70.775.409 e 57.366.243 euro. Manovrate anche le aste per l’assegnazione di servizi tecnici di progettazione di due porticcioli turistici nell’area Ogliastrina e appalti minori.

Le tangenti erano simulate come incarichi professionali apparentemente leciti, in modo tale che i politici avrebbero potuto percepire una retribuzione illecita di 150mila euro ciascuno. Prevista anche una ulteriore tangente per i politici e funzionari pubblici corrotti da 800mila euro, mascherata con un contratto fittizio per prestazioni professionali di vario genere.

Le informazioni raccolte dalle forze dell’ordine sono state confermate dalla confessione dei rappresentanti legali delle aziende aggiudicatarie degli appalti. 

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