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Elezioni Aversa, Ferrara: “Il trasversalismo è diventato metodo”

Aversa – “Da ex sindaco ed ex dirigente politico ho sentito il bisogno di spiegare la mia affermazione”. Lello Ferrara, due volte sindaco di Aversa, aveva dichiarato che non sarebbe andato a votare. Ora ci spiega il perché e, come suo solito, spara a zero contro la situazione attuale e, sebbene non faccia nomi, è più che chiaro a chi si riferisca.

“Cerchiamo di parlare di politica – dice – e non di persone. Una scelta fondamentale perché oggi tutti riducono ogni discussione alla domanda: ma con chi ce l’hai? A tal proposito, quella di Aversa non è una situazione eccezionale, ma si integra nel complesso nazionale. Il trasversalismo è diventato metodo. Quando si dice che il governo può prendere voti ovunque, anche da Verdini, come ha affermato la Boschi, come ci può, poi, sorprendere quanto sta avvenendo ad Aversa?”.

Descrivi per i lettori la tua visione di Aversa? Come vedi la situazione?

“Dopo la disintegrazione del quadro politico venuto fuori dalle ultime amministrative con una coalizione che aveva raccolto il 75% , vediamo che lo spazio è stato riempito da una nebulosa di liste. Basti pensare che la sola Fi è frantumata in quattro pezzettini ed ognuno di esso ha più candidati a sindaco. Nel centro sinistra, invece, metà Pd si è fatto le sue primarie dalle quali ha escluso un candidato perché era stato assessore di Sagliocco per poi, oggi, fare alleanza con i sagliocchiani. L’altra metà del Pd si sceglierà anch’essa un candidato a sindaco e al momento delle elezioni si avranno anche le vere primarie del Pd”.

Come interpreti questi fenomeni?

“Non vi è un progetto politico, la politica è diventata come una partita di calcio, l’importante è vincere e vince chi prende più voti. Di fronte al fallimento di un’esperienza politica non c’è un progetto alternativo di governo, di idee e pratiche amministrative. Invece, tutti vanno a pescare in qualche pezzo della passata amministrazione che è fallita. Anche quando leggo i tuoi articoli continuo a vedere tra i più attivi i nomi di quelli che hanno fallito. Questo succede quando mancano idee alternative, di pratiche di governo diverso e questo significa mancanza di dibattito democratico. Nell’indistinto di oggi si vota per rassegnazione o per scelta amicale, ma non si sceglie chi ha un progetto. In questo brodo trova spazio anche il tentativo corruttivo. Il trasversalismo è metodo, tra destra e sinistra non c’è distinzione e quindi tutto è permesso. Questa situazione rappresenta l’anticamera della corruzione. Sul nostro territorio destra e sinistra sono stati indistinti, in questi anni, anche nella corruzione”.

Allora? Qual è la strada?

“La distinzione, il conflitto, la contrapposizione di idee e progetti diversi è garanzia di tenuta democratica. La palude crea insicurezza, abbandono. A voler estremizzare, ci sembra che la nostra epoca sia proprio segnata da un mondo indistinto. Quando c’erano i blocchi, paradossalmente, c’era maggior sicurezza e idee più sicure. Oggi che c’è un mondo solo che ha vinto, ci sembra ci sia maggior insicurezza. Ad Aversa l’abbandono, l’indistinto ci accompagna nella vita quotidiana. E’ inutile scegliere perché chi vince è uguale a chi perde, sono la stessa cosa”.

Dinanzi a questo scenario nichilistico riesci a stare con le mani in mano?

“Necessitano energie e sicurezze nuove per ricostruire una dialettica democratica. Proprio per evitare fraintendimenti, aspetteremo il giorno dopo le elezioni amministrative per lanciare, insieme a tanti amici e compagni che ancora ci sono, un comitato per la difesa della Costituzione a partire dai prossimi referendum costituzionali per creare un punto di vista alternativo”. 

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