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Truffe assicurative tra Palermo e Napoli con finti incidenti: 10 arresti

Palermo – Dieci persone sono state arrestate dagli uomini della Direzione investigativa antimafia di Palermo, in collaborazione con i colleghi di Napoli, nell’ambito di una inchiesta finalizzata a far luce su un’associazione per delinquere dedita alle truffe alle assicurazioni e di lesioni personali aggravate.

Tra gli arrestati c’è anche Salvatore Candura, 55enne palermitano, ex collaboratore di giustizia che, con Vincenzo Scarantino, aveva reso false dichiarazioni sulla strage di via D’Amelio del 1992 in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. L’uomo dopo essere stato espulso dal programma di protezione era tornato a vivere a Palermo.

Candura è considerato dagli inquirenti l’ideatore del sistema ed organizzatore di tutti i sinistri stradali trattati, già condannato nel 2015 a 9 anni di reclusione dalla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta per false dichiarazioni rese nell’ambito del processo sulla strage di via D’Amelio. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Tribunale palermitano, su richiesta della Procura Distrettuale palermitana.

L’indagine trae spunto da una denuncia sporta dallo stesso Candura, che aveva dichiarato di aver ricevuto delle minacce a seguito della sua collaborazione coi magistrati. Da accurati accertamenti, invece, è emerso come lo stesso fosse il regista delle truffe e il punto di riferimento del gruppo, nell’ambito del quale si era imposto per la spregiudicatezza e per la capacità di organizzare, promuovere e dirigere un complesso e collaudato sistema che, attraverso finti incidenti stradali, consentiva ai membri dell’organizzazione di ottenere ingenti risarcimenti per i gravissimi danni fisici cagionati alle “vittime” (sfregi al viso, rottura di articolazioni ecc.).

Ogni incidente fruttava all’organizzazione, in media, dai 20 ai 30 mila euro (la stima complessiva è di svariate centinaia di migliaia di euro), non considerando i costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale per le cure da prestare ai soggetti coinvolti
Un caso particolarmente cruento attestato dagli investigatori vedrebbe una vittima, che non era più disposta a farsi fratturare una gamba per truffare l’assicurazione ma ormai era troppo tardi.

Le misure restrittive di oggi assumono una particolare rilevanza soprattutto in ragione del fatto che l’associazione, proprio in ragione dell’efferatezza e della crudeltà dimostrata, avrebbe sicuramente potuto, nel tempo, compiere gesti sempre più estremi, mettendo addirittura a repentaglio la vita delle “vittime”.

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