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‘Ndrangheta, confisca da 45 milioni all’imprenditore Raso

Reggio Calabria – È di 45 milioni di euro il valore del patrimonio confiscato in queste ore all’imprenditore Armando Raso, in passato condannato come uomo del clan Molè, tanto per aver favorito la latitanza di don Mommo, come per aver gestito gli interessi economici del clan in relazione al porto di Gioia Tauro.

Già destinatario di un maxisequestro nel settembre 2013, l’uomo – formalmente nullatenente – era stato scoperto a capo di un impero economico che spaziava dal settore immobiliare a quello della sanità. All’epoca, le indagini patrimoniali avevano permesso di risalire ai flussi economici che, negli anni, hanno portato Armando Raso ad accumulare e gestire illecitamente un ingente patrimonio costituito da beni immobili, deposti bancari e società operanti nei settori immobiliare (in Toscana e Calabria) e della gestione di due case di cura in Calabria, “Gabbiano” e “Salusmentis”, a Gizzeria Lido e Sellia.

Sotto sequestro erano finiti ventinove immobili, fra cui 12 i fabbricati residenziali con relative pertinenze sequestrati in Toscana, diciassette beni immobiliari sequestrati in Calabria, e dieci automobili, di cui tre di grossa cilindrata.

In più, a Raso erano state sequestrate sette società: la holding capogruppo con le sue 5 società controllate, nonchè il 50% delle quote di una ulteriore società immobiliare di Montecatini Terme ed il 66% delle quote della di una cooperativa recentemente costituita – ed ancora inattiva – creata per gestire in Calabria una nuova struttura alberghiera destinata ad ospitare migranti.

Un vero e proprio impero, alimentato anche da 140 rapporti finanziari, che oggi viene sottoposto a confisca.

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