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Di Caprio e Morricone: i trionfatori dell’Oscar

Tutti i titoli, a grandi lettere, sono per lui, Leonardo Di Caprio che – finalmente  – conquista l’Oscar.

Sono bastate “solo” quattro nomination negli ultimi quattro anni, prima che il divo del cinema hollywoodiano potesse portarsi a casa l’ambita statuetta. Un riconoscimento, quello che Di Caprio ha stretto vittorioso tra le mani mentre un’emozionatissima e piangente Kate Winslet lo guardava orgogliosa dalla platea, che è arrivato quando l’attore ha svestito i panni del dio della bellezza per indossare quelli sporchi e logori di un uomo che nonostante tutto lotta per salvare quel poco che ancora resta della natura.

Insomma, Di Caprio vince l’Oscar quando il suo io cinematografico sposa i principi e i precetti del suo io personale, quello profondo e vero che ha tenuto in vita l’attore mentre aspettava l’Oscar. Nel suo discorso, dopo i tributi ai maestri D Caprio ha parlato di ecologia e riscaldamento globale, il tema che gli sta più a cuore e a cui dedica tutte le energie che non spende sui set.

Di Caprio ha infatti  voluto dedicare lo spazio del suo discorso ad un tema a lui caro, quello dei riscaldamento globale: “Per girare The Revenant abbiamo dovuto andare quasi al polo. Il 2015 è stato l’anno più caldo della storia, i cambiamenti climatici sono una realtà che sta accadendo adesso, dobbiamo smettere di procrastinare, bisogna agire per l’umanità e per le comunità indigene, per i figli dei nostri figli, le cui voci sono poste sotto silenzio dall’avidità di pochi”. Tema che ha poi ripreso in sala stampa, quando ha ribadito: “Avevo la possibilità di farmi ascoltare da un pubblico di svariati milioni di persone e l’ho sentito come un dovere”.

Il  Dolby Theatre, nella 88esima notte degli Oscar, ha reso giustizia anche ad un altro nome del cinema internazionale, messo all’angolo per molti – troppi – anni, prima di ricevere la giusta gratificazione per il grosso lavoro svolto in questi anni. Anche Ennio Morricone si porta a casa il riconoscimenti più ambito: quello come migliore colonna sonora (per il film “The Hateful Eight”). La vittoria del maestro italiano è arrivata per prima, a circa metà di una serata caratterizzata dalla diversità. Toccante il momento della standing ovation a Morricone. Il maestro, ottantasette anni, è salito sul palco accompagnato dal figlio Giovanni e, con la voce rotta dalla commozione ha ringraziato l’Academy, i colleghi candidati insieme a lui, Quentin Tarantino e Harvey Weinstein ma poi ha voluto concludere ringraziando la moglie, sua compagna di vita da 60 anni.

Non tanto per il colore della pelle dei protagonisti, che dai tempi delle candidature ha dato vita alla protesta per gli oscar «troppo bianchi», ma per la varietà dei titoli che hanno ottenuto riconoscimenti. Se è stato ‘Mad Max’ a vincere il maggior numero di statuette, sei, al film di Miller non sono andati gli Oscar più importanti, che sono stati distribuiti piuttosto equamente fra tutti i candidati.

‘Il caso Spotlight’, sullo scandalo dei preti pedofili a Boston, ha vinto il premio per il miglior film, The Revenant – Redivivo è valso la statuetta a Di Caprio, migliore attore protagonista ma anche a Alejandro Inarritu, miglior regista, a Emmanuel Lubezki per la fotografia. Inarritu è al secondo oscar consecutivo e Lubeski al terzo, entrambi l’hanno scorso hanno vinto per “Birdman”, e due anni fa Lubeski ha portato a casa la statuetta per la fotografia di “Gravity”. La grande scommessa, sullo scandalo dei subprime ha ottenuto il premio alla sceneggiatura non originale mentre quello per la sceneggiatura originale è andato al Caso Spotlight. Per il resto la serata è proseguita senza troppe sorprese se non quella riservata dalla vittoria della statuetta per il migliore attore non protagonista, andata a Mark Rylance, per Il Ponte delle spie di Steven Spielberg. Più scontate le vittorie al femminile, Alicia Vikander che ha vinto l’Oscar per la migliore attrice non protagonista per ‘The Danish girl’ e Brie Larson migliore protagonista per ‘The Room’. Importante anche il discorso di regista e produttori del miglior film: «Il nostro film ha dato voce ai sopravvissuti dello scandalo pedofilia nella chiesa, e questo Oscar amplifica questa voce che vorremmo arrivasse al Vaticano, – ha detto il regista Tom McCarthy – ora è il momento di proteggere in nostri bambini». Quando regista e sceneggiatore hanno fatto la comparsa in sala stampa è accaduto un fatto curioso: un faretto è caduto, senza fare danni, ma il regista Tom McCarthy ne ha approfittato per fare una battuta: «È stata la Chiesa cattolica!», ha detto, suscitando le risate dei giornalisti.

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