Aversa

Riunire l’area liberal-democratica, la “missione” di Pasquale Giuliano

Aversa – “Il coraggio di innovare con la forza del passato, con l’intento di preservare i cromosomi di un’identità con idee nuove, moderne; di chiunque le abbia: giovani, stagionati o anziani. Insomma, ali e radici; radici ed ali, che dobbiamo spiegare in tutta la loro ampiezza per volare alto”.

Ricorre ad un’immagine suggestiva l’ex senatore Pasquale Giuliano, impegnato in queste settimane, su pressanti sollecitazioni di numerosi gruppi, nel non facile compiuto di accorpare una forte area liberal-democratica capace di competere con prospettive di successo alle prossime elezioni amministrative.

Quale, esattamente, il risultato che si è prefissato? “L’impegno è quello di federare tutti i movimenti civici e le realtà associative che condividono questa finalità. Una lista è stata già ufficializzata ed altre sei lo saranno nell’entrante settimana. Mi sto adoperando perché la paura dell’altro possa essere vinta dalla fiducia dell’incontro, cancellando quella triste ideologia intrisa di rancore, di intenti di sopraffazione o di una velleitaria e provinciale voglia di ‘rivincita’, frutto di una cultura ‘piazzaiola’, malevola ed elusiva. Un impegno che comporta, automaticamente, l’emarginazione di coloro che non condividono questa mission e che purtroppo si ostinano a spiegarci ciò che ignorano, impegnandosi anche con moralismi e loghi “impertinenti”, se non addirittura provocatori”. 

Molti gli angoli da smussare? “Si, molti e delicati. Ma occorre avere fiducia e determinazione. E’ necessario interagire con modernità, interrogandosi sulla crisi della politica nelle sue forme tradizionali di aggregazione e partecipazione, impegnandosi per un ritorno ad un’effettiva rappresentanza, che va però coniugata con l’efficienza. Per fare questo bisogna scegliere persone per le loro qualità e non con la logica della “contropartita” politica; solo persone quindi che sappiano riempierci e riempirsi l’animo, e non le mani; e bisogna soprattutto evitare discutibili ed opache eterodirezioni, estranee al vissuto, alla cultura ed al tessuto della nostra città ed ai suoi bisogni e che perciò sono interessate solo alla loro personale utilitas. Vogliamo, insomma, formare una ‘forza’ compatta, omogenea, credibile, capace di imporre il proprio programma politico fuori da ogni logica di vassallaggio o vicariato. Vanno individuati nuovi ed efficaci canali di comunicazione con la società (che non possono essere solo quelli del semplice click dello smartphone, che ci isola e ci rende prigionieri di una destrutturante e labirintica virtualità mediatica) con uno sforzo creativo e con una coraggiosa e professionale analisi critica di temi che vengono strumentalmente e periodicamente proposti come trainanti, senza però che  mai vengano posti ed affrontati i problemi della loro particolare complessità e difficoltà; e senza nemmeno che mai venga ipotizzata una soluzione che non si iscriva nel solito ed ormai consunto libro dei sogni. Fuor di metafora, parlo in ambito urbanistico, ad esempio, dell’ex ospedale psichiatrico civile, della restante parte dell’ospedale psichiatrico giudiziario (che si vorrebbe addirittura riconvertire in carcere; destinazione per la quale sarà necessaria una ‘sollevazione’ popolare), dell’area privata ex-Texas, dell’area a ridosso dell’ippodromo e dei tanti ed estesi standard urbanistici. Insomma, è necessario essere più inclini (e preparati) a indicare soluzioni che ad esercitarsi nella sola descrizione dei problemi o a contrabbandare legittimi e ‘pii’ desideri come realizzabili realtà. Meno onanismo, quindi, e più realismo. E’, poi, indispensabile, con sano pragmatismo, tener conto in tutto questo anche delle ormai assai ridotte capacità di spesa e di indebitamento del Comune e delle sue naturali competenze, che impediscono di fatto di affrontare con credibilità determinate problematiche che spesso vengono demagogicamente evocate e agitate”.

Quale il programma della coalizione? “Lo elaborerà il tavolo comune. Personalmente, ritengo che occorra lo sforzo di una costruzione creativa, capace soprattutto, e ‘semplicemente’, di assicurare una migliore e maggiore vivibilità; e quindi una città degna delle sue migliori tradizioni, in grado di essere trainante per l’intero ‘Agro’ (che non per niente si conosce e  si riconosce nel nome della nostra città ), che possa offrire ai suoi abitanti una vita attiva, operosa, gratificante, culturalmente stimolante, rendendo possibile ciò che è necessario per una moderna, sana e pacifica convivenza. Una città, inoltre, in questo disegno, che possa ‘sfruttare’ al meglio prestigiose presenze, quali, ad esempio, università, tribunale ospedale, implementando un’interazione che non è ancora soddisfacente”. 

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