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Gioco on line in mano a Casalesi e ‘Ndrangheta: 11 arresti

Roma – Dalle prime luci dell’alba il Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di Stato, la squadra mobile della Questura di Roma e lo Scico della Guardia di Finanza, hanno eseguito 11 ordinanze di custodia in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina, nei confronti dei componenti di un sodalizio, vicino a varie consorterie mafiose, che gestiva illecitamente la gran parte delle attività di videolottery e gioco on line a livello nazionale e anche all’estero.

L’operazione “The Imitation Game” prende il nome dal film capolavoro di Morten Tyldum, sull’incredibile impresa del matematico Alan Turing che riuscì a decriptare il codice Enigma ideato da nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tra i soggetti tratti in arresto figurano un boss della ‘ndrangheta e un noto imprenditore del settore della raccolta del gioco via web collegato a clan camorristici.

E’ stato anche disposto il sequestro di numerosi beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati per decine di milioni di euro.

In arresto: Antonio Boi, 36 anni di Roma; Itria Caschetto, 30, di Siracusa; Alessandro Ciliberto, detto Alex, 38, di Vibo Valentia; Stefano De Dominicis, 49, di Roma; Biagino di Manno, 42, di Roma; Nicola Femia, alias “Rocco”, 54, di Marina di Gioiosa (Reggio Calabria); Salvatore Ferrara, alias “Sasà”, 44, di Napoli; Agnello Gargiulo, alias “Nello”, 45, di Napoli; Emiliano Giorgi, 37, di Roma; Luigi Tancredi, 50, di Potenza; Davide Verduci,37, di Reggio Calabria.

Per tutti la contestazione è l’associazione a delinquere a carattere transnazionale volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco on line, aggirando, in tal modo, la normativa di settore e omettendo fraudolentemente il versamento dei tributi erariali per la concessione di gioco, al fine di realizzare plurime truffe ai danni dello Stato.

Per il solo Tancredi, considerato il vertice dell’organizzazione criminale, è stata anche riconosciuta l’aggravante “mafiosa” poiché ha avvantaggiato il clan dei Casalesi, nell’affermarsi nel settore delle scommesse illecite on line. Il Tribunale di Roma, a seguito di specifici accertamenti patrimoniali condotti dalla Guardia di Finanza, ha inoltre disposto il sequestro di numerosi beni mobili ed immobili riconducibili direttamente o indirettamente ai principali indagati, per un valore di circa 10 milioni di euro, tra i quali spiccano società che hanno tra i propri asset sale giochi e attività di ristorazione oltre ad autovetture, correnti e depositi bancari.

Spiccano le figure di Nicola Femia, ritenuto importante boss ‘ndranghetista che dalla provincia di Ravenna dirigeva, sul territorio nazionale ed estero, un’intensa attività illecita nel settore del gioco on line e delle videolottery e di Tancredi, detto anche “il re delle slot”, soggetto referente per le mafie, soprattutto quelle calabresi e campane, per la gestione dei siti illeciti per le scommesse sul web, non autorizzati dall’Amministrazione per i Monopoli.

Tancredi – figura già nota alle cronache giudiziarie – è risultato essere l’indispensabile cerniera tra gli interessi della criminalità organizzata nei forti guadagni derivanti dal gioco illecito ed il mondo della tecnologia informatica, in virtù delle sue capacità di realizzare “chiavi in mano” risorse web dedicate al gioco online.

Lo stesso, infatti, è uno dei più noti imprenditori del settore economico della raccolta del gioco in rete ed è molto conosciuto in campo nazionale ed internazionale per aver avviato dei veri e propri casinò virtuali, molti dei quali, nella home page, contengono estremi di concessioni asseritamente rilasciate da autorità governative di Paesi caraibici, notoriamente considerati “paradisi fiscali”.

In tale ottica, Tancredi, pur non essendo affiliato direttamente a nessun clan, si è rivolto a soggetti appartenenti ad organizzazioni di stampo mafioso al fine di poter garantire una diffusione più rapida del suo “prodotto”, consentendo agli stessi di ottenere ingenti guadagni illeciti ed aumentando i suoi stessi profitti. Anche in considerazione delle metodologie mafiose tipiche dei sodalizi cui prestava la propria opera, ha ricoperto un ruolo primario, e quasi monopolistico, nella gestione dei cosiddetti “totem” per le scommesse via web.

Le indagini – avviate dalla squadra mobile di Roma all’indomani del tentato omicidio di Fabio Massimo Aragona, classe 1981, avvenuto il 18 aprile 2011 in località Ostia Lido e convergenti con analoghe investigazioni condotte dalla compagnia di Nola e dallo Scico della Guardia di Finanza – hanno delineato un’associazione a delinquere finalizzata al gioco d’azzardo, aggravata dalla finalità agevolatrice di tipo mafioso, operante su tutto il territorio nazionale ed all’estero, della quale Tancredi risulta essere il promotore e l’organizzatore.

In particolare, l’organizzazione attraverso la creazione di un sito illegale per il gioco del poker online denominato “Dollaropoker”, con server e struttura di gestione situati all’estero, riusciva ad introitare ingenti guadagni illeciti che venivano successivamente versati su conti correnti esteri per poi rientrare in Italia attraverso l’acquisizione di immobili.

La struttura ideata, organizzata e diretta dal “re delle slot” aveva la caratteristica di essere di tipo verticistico e piramidale, al cui apice vi era lo stesso Tancredi che intratteneva rapporti diretti con i cosiddetti National, costituenti il livello più alto dell’organizzazione. Ai National facevano quindi riferimento i Regional che provvedevano al ritiro delle somme di denaro dai Distretti i quali, a loro volta, provvedevano alla raccolta dai Club Manager, gli unici ad avere rapporti diretti con il “player” finale il quale, per accedere al gioco on line, doveva corrispondere in anticipo all’organizzazione una somma di denaro che veniva poi accreditata in un conto virtuale anche mediante trasferimento con carte prepagate poste-pay. Ciascun livello era destinatario, quindi, di una precisa quota di profitti.

Il “server” che gestiva il gioco on-line era ubicato negli Stati Uniti, a Tampa, in Florida, mentre in Romania aveva sede la società rumena “Dollarobet srl”, ove fisicamente vi lavoravano sia il personale dell’assistenza al sito sia gli “esperti informatici” che avevano la possibilità di accedere direttamente sul server.

Alle risultanze investigative si sono aggiunte le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno confermato il forte interessamento dei clan camorristici per il settore del gioco illegale on line e la progressiva acquisizione del controllo di tale attività illecita su intere fette del territorio nazionale.

I proventi delle attività venivano infatti versati mensilmente ai “casalesi” facenti capo a Michele Zagaria (nella foto), Antonio Iovine e Francesco Schiavone.

L’attività investigativa condotta ha, altresì, fatto emergere collegamenti con la ‘ndrangheta per il tramite del pieno e diretto coinvolgimento di Nicola Femia, ritenuto contiguo alla consorteria dei Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica.

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