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Riforma scuola, Renzi: “In cattedra 63mila nuovi insegnanti. Puntare a qualità”

Roma – Il primo ministro Matteo Renzi ha tenuto una conferenza stampa a Palazzo Chigi in compagnia dei ministri Marianna Madia e Stefania Giannini per illustrare i primi undici decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione. Riflettori puntati sulla scuola. 

Uno degli argomenti più importanti e attesi è stata la riforma delle classi di concorso, che determina quali sono le materie che possono essere insegnate da un professore alle medie e alle superiori e che influenzerà il concorso previsto per fine marzo.

“Porteremo in cattedra a settembre 63.712 nuovi professori. È un grande intervento sulla scuola – ha spiegato Renzi – Abbiamo deciso che la scelta sarà legata alla qualità di donne e uomini della scuola, sono il bene più prezioso perché diamo a loro i nostri figli. Quindi massima richiesta di qualità da tutti i punti di vista. Bisogna smetterla di pensare che entrare nella scuola sia un diritto. Abbiamo sanato la vicenda dei precari. Da oggi sceglieremo le donne e gli uomini migliori perché vadano a insegnare”.

“Il male della scuola è la supplentite – ha aggiunto il premier – che finirà quando la Buona Scuola sarà a regime, e cioè entro due o tre anni. Ma il percorso è impostato”.

Giannini: “I criteri della riforma sono semplici: semplificare, adeguare, innovare. Semplificare perché nel tempo si sono stratificate classi distinte che non avevano più senso. Siamo dunque passati ora da 168 a 116. Adeguare perché l’università dal ‘99, anno di nascita delle attuali classi, è cambiata. E innovare perché anche la scuola è cambiata con la riforma delle Superiori del 2010 che ha introdotto nuovi indirizzi come il liceo musicale-coreutico”.

“C’è bisogno di una maggiore fungibilità dei docenti: l’accorpamento consente di aumentare il numero di posti per classe di concorso e il tasso di sostituibilità degli insegnanti”.

L’adeguamento delle classi di concorso ai nuovi ordinamenti universitari consentirà anche ad alcune categorie di laureati finora escluse dall’insegnamento di materie coerenti con il loro piano di studi di accedere agli specifici percorsi abilitanti. I laureati in Scienze politiche, ad esempio, potranno insegnare discipline giuridiche ed economiche, a patto che possano vantare almeno 96 crediti universitari nel settore scientifico disciplinare di riferimento, mentre i laureati in ingegneria potranno insegnare matematica e scienze alle medie.

“E’ un grande risultato” hanno spiegato i rappresentanti universitari.

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