Aversa

Zigante: “Non si può essere musicisti senza pensare a Jommelli o Cimarosa”

Aversa – Un evento sulla musica del ‘700 napoletano quello tenutosi al Liceo scientifico “Enrico Fermi” di Aversa. Ospite d’onore il maestro Filippo Zigante, autorevole esponente del panorama musicale contemporaneo, che aveva già partecipato a un incontro della stessa serie nella Basilica di San Lorenzo il 17 dicembre.

“L’evento è nato da un progetto della regione Campania avente come obiettivo la rievocazione delle musiche del ‘700 e ‘800 napoletano”, ha dichiarato la preside del liceo, Adriana Mincione. “Dopo l’intervento del maestro Zigante – ha aggiunto – si terrà un concerto, in collaborazione con i ragazzi del Conservatorio, protagonisti di un tour itinerante nelle varie scuole della regione”.

“Il liceo è felice di accogliere queste attività che io non ritengo extra curriculari, ma in linea con la volontà di creare l’uomo, il cittadino del domani, al pari di un insegnamento didattico interclasse. Ben vengano anche gli eventi che avvicinano i ragazzi alla musica classica, che Kant considerava assieme all’arte l’aspirazione più alta”, ha concluso la professoressa Mincione.

Ad introduttre l’evento il professor Salvatore Palladino, presidente dell’Accademia. Ceduta la parola al maestro, già direttore artistico al San Carlo di Napoli e in numerosissimi altri teatri italiani, la platea ha potuto ascoltare un intervento che è spaziato su vari argomenti. Partendo dal concetto di musica colta e popolare, Zigante ha descritto la musica come forma di comunicazione ed è poi passato alle spiegazioni sull’opera buffa e ai riferimenti a Metastasio, Porpora e Cimarosa.

Un excursus culturale che è andato dall’importanza di Napoli e del meridione nella storia dell’arte e della musica alle considerazioni sul Cimarosa personaggio storico che partecipò alla rivoluzione napoletana nel 1799 per poi rinnegarla in concomitanza con la Restaurazione dei Borbone.

Zigante si è soffermato anche su alcune curiosità come la strana morte del Cimarosa, forse voluta da sicari scelti e quindi non naturale, e ancora lo stipendio del compositore che, quando era alle direttive della corte imperiale, ammontava a ben 12mila ducati molti di più di quanti ne riceveva Mozart (solo 800).

Approfittando dell’evento, il maestro Zigante si è mostrato disponibile a rispondere ad alcune nostre domande.

Come nasce la collaborazione con l’Accademia di Santa Sofia? La collaborazione nasce attraverso due persone: il professor Palladino, presidente dell’accademia, amabilissima persona di gran cultura e un mio grandissimo amico, Vittorio Iorio, musicista che si occupa anche dell’amministrazione dell’accademia. Un doppio binario, quindi, che mi ha avvicinato a questa istituzione.

Lei ha un curriculum vitae eccezionale: è stato direttore artistico al teatro San Carlo di Napoli, in numerose fondazioni e seminari, e ha diretto nei maggiori teatri italiani, oltre che numerosissime sono state le sue collaborazioni internazionali… Possiamo dire che ha girato l’Italia e il mondo. Cosa la lega, se ovviamente c’è qualcosa, alla Città di Aversa? Francamente non ho un legame personale con la città di Aversa. Però Aversa ha la particolarità di essere la patria di due grandissimi fari della cultura musicale. Non si può essere musicisti senza pensare a Jommelli o Cimarosa. Non è un legame territoriale ma è un legame culturale.

Il patrimonio musicale settecentesco napoletano è immenso, cosa il presente può imparare dal passato? Il presente deve imparare dal passato. Dagli anni ’50 agli ‘80 del secolo scorso abbiamo vissuto un periodo di allontanamento del compositore dal pubblico, una vera e propria perdita del contatto dovuta al troppo tecnicismo. Questa cosa oggi si sta attenuando: l’arte deve servire a dialogare. Quello che oggi si può imparare dal passato è di ricostruire un rapporto con il pubblico.

Oltre ad essere un uomo di arte è anche uomo di legge, poiché laureato in giurisprudenza. Come la musica, secondo lei, può educare all’etica? Fellini nel film “Prova d’orchestra” elevò  l’orchestra a paradigma della civiltà. L’orchestra è una società in piccolo. La musica educa alla socialità. In genere, bisogna suonare con gli altri. Ci si deve rendere conto sia del momento in cui si è protagonisti sia del momento in cui si deve cedere il posto ad un altro. Inoltre, la musica è pensiero. Infatti, non si devono solo suonare le note che sono scritte ma si deve capire perché sono state scritte, si deve fare un’analisi psicologica partendo dallo stile e dall’ambiente sociale del compositore. Quello del musicista è un lavoro socialmente fondante.

Nel suo intervento ha parlato di Domenico Cimarosa. Cosa lo ha reso un importante personaggio storico oltre che grande musicista? Cimarosa è stato un personaggio storico nella sua fragilità. Non era un eroe, proveniva da un ambiente sociale represso. Non ha avuto il coraggio di opporsi fino all’ultimo ai Borbone, come invece molti altri hanno fatto. È stato un uomo con le sue paure, i suoi timori e le sue contraddizioni.

Questi eventi hanno come location luoghi vicini ai giovani: la Basilica di San Lorenzo nei pressi della Facoltà di Architettura e la sede di un Liceo scientifico. Perché è importante avvicinare i giovani alla musica classica? Non c’è musica classica e musica non classica, dovremmo uscire da questa logica ghettizzante, i giovani devono essere avvicinati alla musica, ma bisogna informarli. Quello che manca ai giovani è l’informazione. Se portati ad ascoltare casualmente una sinfonia di Beethoven ne rimangono estasiati, ma se qualcuno dovesse dire loro: “Stasera andiamo ad ascoltare una sinfonia di Beethoven” loro non accetterebbero mostrandosi annoiati dalla proposta.  I giovani devono conoscere la musica e questa conoscenza è una responsabilità della scuola italiana. Ad esempio, questo in Germania non avviene, lì il pubblico dei concerti è eterogeneo.

E cosa si può fare al riguardo? Nella scuola l’educazione musicale non dovrebbe essere quella che si limita a insegnare come si suona il flauto dolce. Le poche cose che i ragazzi imparano da ciò vengono poi dimenticate dopo pochissimo tempo. A scuola dovrebbe essere ben spiegata la storia della musica e si dovrebbe guidare i giovani all’ascolto, in modo tale che in loro penetri il significato di ciò che stanno apprendendo. 

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