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Salva-banche, Renzi alla Leopolda: “Mi fa schifo chi strumentalizza la morte”

Firenze – Il premier Matteo Renzi è intervenuto alla sesta edizione della Leopolda affrontando lo scottante tema “salva-banche” e le proteste in corso in questi giorni da parte di migliaia di risparmiatori che hanno perso il proprio denaro dopo aver investito in obbligazioni apparentemente “sicure”.

“Non abbiamo scheletri nell’armadio – ha detto senza mai nominare il ministro Maria Elena Boschi, che difende il padre, ex vicedirettore di una delle 4 banche coinvolte – Non ci sono favoritismi in questo governo. Quel decreto lo rifirmerei domani. Mi fa schifo chi specula e strumentalizza sulla morte”, del pensionato 68enne che si è tolto la vita dopo aver perso i risparmi di una vita, oltre 100mila euro.

Intanto, lo scrittore Saviano ha chiesto le dimissioni del ministro mentre il M5S ha presentato una mozione di sfiducia, sottolineando l’errore fatto dal governo con il decreto “salva-banche”, ora chiamato a rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. 

Trattate le tematiche principali nazionali e internazionali. “Andiamoci a prendere il futuro – ha detto Renzi aprendo il suo discorso – Un abbraccio affettuoso ai gufi per le previsioni sull’Expo”, ha aggiunto.

Sull’Isis: “Non si risolve il problema bombardando qua e là, ma affrontando la questione delle periferie e la questione culturale”.

“Stiamo realmente abbassando le tasse – ha sottolineato – Abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico d’Europa partendo da qui e abbiamo dato stabilità al Paese che aveva la minore stabilità del nostro continente. Abbiamo orgogliosamente portato il Pd a essere il partito politico più votato in Europa e non ci avrebbe scommesso nessuno. Neanche io. Non abbiamo fatto niente ancora e il bello deve ancora venire. Perché non si passa alla storia per aver recuperato i ritardi di quelli di prima, ma se si pensa ai prossimi venti anni. Anche se noi ce ne andiamo prima dei prossimi venti anni. Abbiamo fatto il corso accelerato, in venti mesi stiamo portando a casa tutti i risultati del passato. C’è la volontà di costruire un orizzonte diverso, scommettere su un’Italia diversa. E costruire il Paese che vogliamo”.

In merito alla scuola, ha dichiarato: “C’è ancora molto da fare”. Poi rivolgendosi ai fuoriusciti del partiti ha detto: “Quelli che chiedevano di mettere la bandiera alla Leopolda se ne sono andati. Noi la bandiera l’abbiamo stampata nel cuore”.

“Se si votasse, vinceremmo al primo turno – ha concluso – Sono assolutamente certo che noi non abbiamo bisogno di misure elettorali o di mancette. Se si votasse oggi vinceremmo al primo turno con percentuali superiori a quelle delle europee. Lo dico perchè ne sono convinto. A chi mi dice: ‘Matteo guarda i sondaggì’, rispondo che i sondaggi sono superiori rispetto a quelli del giorno delle europee. A chi vive di sondaggi, gli dico di smettere. Un leader vero non guarda i sondaggi, si impegna a cambiarli, avendo il coraggio di fare. Noi siamo l’Italia”.

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