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Paternò, “inchino” davanti casa del boss sulle note del Padrino

Paternò – Da un lato chi combatte la mafia, dall’altro chi si “inchina” ad essa. Protagonista questa volta la città catanese di Paternò che durante la processione della festa della patrona Santa Barbara ha previsto una sosta proprio nei pressi dell’abitazione di un noto pluripregiudicato.

L'”omaggio” è avvenuto vicino al Municipio, sotto le finestre della casa di uno degli Assinnata, esponente del clan Santapaola, ora in carcere, e del figlio del capoclan, presente alla processione. 

Il corteo si è fermato davanti l’abitazione e la “varetta”, uno dei cerei votivi con le raffigurazioni delle professioni è stata fatta dondolare. La statua di cera si è mossa, simulando l’inchino al figlio del boss, affacciato alla finestra, da cui poi si sono congedati con un bacio. In sottofondo, per rendere ancora più chiaro l’omaggio, le note del Padrino.

I due cerei sono stati fermati dal Questore di Catania, Marcello Cardona, che, “su segnalazione del comando provinciale dei carabinieri, e su conforme orientamento del prefetto ha disposto il divieto di partecipare allo svolgimento delle manifestazioni religiose dei due comitati organizzativi fino al 12 dicembre”.

“Tale episodio indica una chiara manifestazione della forza intimidatrice, tipica del potere mafioso, dando luogo ad una condotta pregiudizievole per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’ambito della festività in corso, per questo ho emanato in via d’urgenza il provvedimento di divieto della manifestazione fino al 12 dicembre prossimo nei confronti dei due comitati organizzativi autori del gesto”, ha commentato Cardona.

Intanto, una cellula della ‘ndrangheta legata alla cosca Morabito è stata scoperta nel veneziano. Dietro la maschera di una ditta di import-export nel settore alimentare e la copertura di una pizzeria, questa cellula, che aveva collegamenti in Lombardia oltre che con la casa madre dalla quale dipendeva, importava ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America e successivamente la commercializzava, a partire dalle province di Venezia e Treviso fino a Milano e in tutta la Lombardia. 

L’organizzazione criminale è stata smantellata in seguito all’arresto di 9 persone. Le indagini, durate oltre 2 anni, hanno permesso di rilevare l’arrivo di due partite di cocaina del peso, rispettivamente, di 50 e 240 chilogrammi nei mesi di luglio e novembre 2015.

Arrestato anche il capo dell’organizzazione che aveva già numerosi precedenti per tentato omicidio, associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione abusiva di armi.

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